12 giugno, Monfalcone ricorda i 75 anni dalla liberazione dell’occupazione titina

“Un richiamo al valore dell’identità italiana di Monfalcone, manifestata dalla popolazione nei momenti più difficili del passato Novecento e per la quale in tanti si sono sac...
Redazione

“Un richiamo al valore dell’identità italiana di Monfalcone, manifestata dalla popolazione nei momenti più difficili del passato Novecento e per la quale in tanti si sono sacrificati. La città è chiamata a stringersi nell’omaggio alle vittime di un periodo, breve, ma gravido di soprusi e di persone scomparse per tener vivo l’orgoglio dell’italianità e dell’amore alla patria delle nostre genti”: queste le parole con cui il sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, ha richiamato il rispetto della storia e delle vittime nella cerimonia organizzata a 75 anni dall’occupazione titina della città, periodo gravido di sopraffazioni, la cui memoria a lungo è stata accantonata.

Per ricordare le vittime di quel periodo è stata posizionata una targa in piazza Cavour, nello spazio antistante a quelle che sono state le vecchie carceri. Alla cerimonia, organizzata insieme alla federazione che rappresenta i familiari delle vittime, alla Lega Nazionale e alle altre associazioni patriottiche e d’arma, è intervenuto anche l’assessore regionale Sebastiano Callari, oltre a tanti cittadini.

“Dal 1° maggio 1945 sino al 12 giugno, la nostra città conobbe il terrore sistematico e decine e decine di persone furono uccise o scomparvero; cittadini italiani sacrificati a una logica di violenza e di pulizia etnica. Per il nostro territorio il 25 aprile 1945 non fu il giorno di chiusura delle lacerazioni della Seconda Guerra Mondiale: la città ritorno a far parte dello Stato Italiano solo nel 1947. Grazie all’azione degli alleati, il 12 giugno 1945 i partigiani e i regolari jugoslavi di Tito ritirarono dalla nostra città che ritornò all’appartenenza allo Stato Italiano e mantenere una condizione di sviluppo nella libertà e nella democrazia”, ha detto il sindaco, ripercorrendo le vicende storiche. La targa scoperta oggi pone quindi rimedio a un oblio durato troppo a lungo: “È venuto il tempo del ricordo di quei concittadini, centinaia di casi, che subirono sopraffazioni o furono prelevati e scomparvero nei quaranta giorni di occupazione del IX Korpus jugoslavo che si proponeva l’annessione della città alla federazione titina. Il ricordo di questi fatti drammatici deve saperci unire nel rispetto e nel riconoscimento del dolore di quel tempo”.

Prima della benedizione della targa da parte di don Mario Maltera, l’assessore regionale Callari ha rimarcato: “In questo territorio non c’è stata solo la liberazione dalla pressione del nemico, ma anche dal tentativo di annullare la cultura e l’identità della gente di questa terra. Dobbiamo essere grati alle persone che hanno immaginato il futuro che oggi noi possiamo vivere e che per permettercelo hanno dato la loro vita. La targa, collocata oggi dopo tre quarti di secolo, è una targa non solo per ricordare, ma anche per dimostrare la nostra identità”.



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