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74° anniversario della Repubblica Italiana: a Sacile il 'Concerto della rinascita'

A suonare alla Fazioli Concert Hall il pianista Maurizio Baglini

«Stiamo entrando in un cerchio di fuoco, le previsioni congiunturali segnalano rischi concreti, pesanti, che investiranno il nostro Paese già a partire dall’autunno prossimo e di cui avvertiamo i segnali. Ma uniti, ne sono convinto, ce la faremo». Così, questo pomeriggio, il Presidente di Confindustria Alto AdriaticoMichelangelo Agrusti, poco prima dell’inizio del Concerto della Rinascita organizzato sempre dalla Territoriale alla Fazioli Concert Hall di Sacile dinnanzi ai principali stakeholder della Regione, pubblici e privati.

Se da un lato il rischio concreto è che «centinaia di migliaia di persone rischieranno il posto di lavoro» e che «è in discussione la stessa esistenza di moltissime imprese dell’industria, del turismo e del terziario», dall’altro è possibile scollinare la più grande emergenza dal Dopoguerra restando uniti. «Lasciamo da parte tutti, governi e opposizioni, rappresentanze di categorie, rappresentanze del mondo del lavoro, ogni tirchieria spirituale, ogni tentazione di utilizzare la crisi che c’è stata e quella che ci sta davanti – ha detto Agrusti – per realizzare obbiettivi che nulla hanno a che fare con l’interesse generale. Chi si è cimentato con l’esercizio del governo in questo tempo, dovendo affrontare un nemico sconosciuto e potente, ha fatto ciò che poteva e sapeva nell’interesse generale del Paese e della sua comunità. La lettura al contrario di scelte e comportamenti che sono stati compiuti, non solo non serve – ha continuato – ma è l’indizio di quanto non si debba fare per corrispondere alle domande preoccupate, a volte angosciate della nostra gente. Unità nella fabbrica, unità nelle istituzioni, unità sia pure nelle diverse visioni generali nella politica. Quelle bandiere che sventolano nelle nostre case, nelle nostre città reclamano proprio questo».

Città parte di un Paese che, per Agrusti, «ha reagito in modo straordinario tirando fuori le energie migliori, la forza di un popolo unito, che unito ha deciso di resistere e combattere schierando un esercito di medici, infermieri e volontari che si sono sacrificati nei giorni terribili e più acuti della crisi sanitaria fino al sacrificio estremo, quello della vita. Eroi? Direi piuttosto grandi italiani, che hanno dimostrato al mondo qual è la volontà, la forza, la competenza, lo spirito di sacrificio di questo popolo».

Senso di profonda gratitudine esteso da Agrusti alle Istituzioni, «dal Governo alle Regioni, ai Comuni che hanno saputo offrire il meglio di sé stesse in un Paese perennemente afflitto da divisioni e lacerazioni.  Che hanno saputo suscitare uno spirito di unità riducibile a qualcosa di profondo e nobile». Alla classe dirigente del Friuli Venezia Giulia ampiamente rappresentata in sala – tra gli altri il Governatore Massimiliano Fedriga –

Agrusti ha rivolto, a nome di tutto il sistema delle imprese, il ringraziamento nei confronti di chi «nelle istituzioni ha svolto in questi mesi il proprio dovere di servitore della Repubblica creando le condizioni per uscire, oramai quasi del tutto dall’emergenza sanitaria avendoci nel contempo dato la possibilità di aver mantenuto accesi i motori del nostro sistema economico industriale. Grazie ai nostri Prefetti – ha aggiunto – e chi con loro, Regione, Camere di commercio e Guardia di finanza, hanno lavorato assieme a noi senza sosta rivelandosi punti di riferimento essenziali per garantire salute e lavoro nel rispetto delle misure di volta in volta indicate».

Oggi, Festa della Repubblica, ha concluso Agrusti, «viene richiesto uno spirito ricostruttivo e questo 2 giugno, che ancora una volta come il 25 aprile e come il primo maggio celebriamo senza partecipazione di popolo, sia invece il giorno in cui tutti nel nostro intimo e nell’azione pubblica assumiamo una responsabilità collettiva di fronte all’Italia».


 

 

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