A Pordenone un tavolo sul futuro della Safop

Ne hanno parlato sindacati, amministrazione comunale e regionale, alla presenza dei lavoratori
Hubert Londero

In Municipio a Pordenone si è tenuto un tavolo per discutere delle prospettive della Safop, la storica azienda con sede in Comina che è stata messa in liquidazione. Convocati dal sindaco Alessandro Ciriani i sindacati, i rappresentanti di Unindustria Pordenone e gli assessori regionali SergioEmidio Bini e Alessia Rosolen. Hanno assistito anche molti dei dipendenti, che sono in attesa di conoscere il loro futuro.

“Non capiamo perché un’impresa con 10 milioni di commesse e macchinari di grandi dimensioni da installare in giro per il mondo venga fermata così, senza dare possibilità di continuità o di terminare quanto messo in produzione”, commenta Giorgio Bianchettin, delegato aziendale Fiom Cgil. “E’ una scelta che non capiamo: siamo qui a chiedere alle istituzioni che si facciano garanti anche di questo tipo di domanda, per la quale non abbiamo avuto risposta. Secondo noi non ci sono gli estremi per la richiesta di liquidazione o fallimento”.

Sul destino della Safop pesa anche la mancata riattivazione delle linee di credito, dopo l’uscita dal concordato. “Le banche non aiutano le aziende: questo forse è un dato da considerare”, è l’analisi di Cristiano Danelon della Fiom Cgil Pordenone. “Ci sono già stati dei contatti informali e qualcuno interessato a rilevare l’azienda ci sarebbe, ma bisogna capire cosa sono intenzionati ad acquistare o a portare avanti”.

“Massima disponibilità della Regione nell’attivare tutti gli strumenti per risolvere il nodo della Safop, a partire dalla ricerca di un investitore che possa essere interessato a rilevare l’azienda e, successivamente, laddove ce ne fosse bisogno, nell’attivazione delle misure a favore dei lavoratori”, hanno fatto sapere gli assessori Bini e Rosolen.

Bini, nel suo intervento, ha ricordato come l’esecutivo del Fvg è interessato in questo momento a cogliere alcuni aspetti ancora poco chiari della vicenda, a seguito dei quali è pronta a mettere in campo gli strumenti a propria disposizione. “Quello verificatosi alla Safop – ha detto l’assessore alle attività produttive – è stato un fulmine a ciel sereno. Siamo oggi qui per ascoltare le istanze dei lavoratori e per cercare di fare luce su una vicenda poco chiara anche per l’assenza di interlocuzione e confronto con la proprietà. In questo momento diventa di fondamentale importanza vedere da vicino i numeri del bilancio e quindi attivarsi per trovare un possibile investitore. La Regione quindi sarà parte attiva, anche attraverso il coinvolgimento di Friulia”.

Sul fronte del lavoro, in questa fase in cui la proprietà ha presentato al tribunale di Pordenone la procedura di autofallimento, la Regione è attualmente impossibilitata a mettere in atto gli strumenti a propria disposizione. Per l’assessore competente Alessia Rosolen sono necessari alcuni approfondimenti relativi alla situazione economica dell’azienda.

“Ad oggi – ha detto a margine dell’incontro l’esponente dell’esecutivo Fedriga – non è possibile attivare la Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs). Prima di poterla avviare è necessaria una interlocuzione con il curatore fallimentare e, in seconda battuta, la presenza dell’esercizio provvisorio e la manifestazione di interesse da parte di una azienda al rilevamento della Safop”.

Rosolen inoltre è fiduciosa sul fatto che “in un territorio come quello pordenonese che sta investendo nella logistica e intermodalità e che sta prestando molta attenzione al traffico ferroviario, si possa trovare un’azienda interessata a non disperdere un patrimonio di questo valore racchiuso nella Safop, ma anche nell’altissima professionalità dei suoi lavoratori. Questa è un’azienda storica – ha concluso l’assessore regionale al Lavoro – con un altissimo know how che deve essere assolutamente salvaguardata”.

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