Aggredì un’anziana, poi tentò di investire i carabinieri: arrestata la furia colombiana

Era evaso dagli arresti domiciliari posti nella sua abitazione di Varmo il 5 novembre 2017, facendo perdere le sue tracce e riuscendo ad espatriare oltreoceano. Da quel giorno i Carabinieri del Nucleo...
Redazione

Era evaso dagli arresti domiciliari posti nella sua abitazione di Varmo il 5 novembre 2017, facendo perdere le sue tracce e riuscendo ad espatriare oltreoceano. Da quel giorno i Carabinieri del Nucleo Operativo di Udine hanno lavorato a lungo pur di riacciuffare l’uomo che aveva provato ad investire con una macchina alcuni colleghi dell’Arma.

Lunedì scorso, infine, il lieto esito. A Bogotà il latitante colombiano di 43 anni, in fuga, è stato finalmente arrestato. Le manette sono scattate da parte dell’Autorità Colombiane grazie al mandato di Arresto europeo emesso il 10 novembre 2020 dalla Procura di Udine, in seguito al lungo lavoro di intelligence supportato e coordinato dai militari dell’arma e dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno di Roma. L’uomo, ritenuto responsabile di rapina aggravata, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e falsa attestazione di identità, dovrà ora finire di scontare una pena di 8 anni e 5 mesi di reclusione. Due gli episodi commessi dalla ‘furia’ colombiana tra il 2 settembre 2017 e il 13 ottobre 2018.

I FATTI

Il 2 settembre 2017, a Udine, il soggetto, J.A. P, insieme ad un suo compare di sventura, per impossessarsi di una collana d’oro, si era introdotto nel giardino dell’abitazione di donna di 70 anni, aggredendola e facendola rovinare a terra, cagionandole lesioni personali. Datosi poi alla fuga a bordo di autovettura Citroen C3, il colombiano era stato individuato il giorno successivo ad un posto di controllo dei Carabinieri. All’alt dei militari, l’uomo dapprima aveva tentato di investirli, poi aveva guadagnato la fuga speronando un’autovettura militare effettuando pericolose manovre, mettevano in pericolo l’incolumità dei passanti.

Bloccato al termine di un lungo inseguimento, l’uomo aveva poi continuato ad opporre resistenza. In quell’occasione fu arresto unitamente ad altri due soggetti, il figlio e un connazionale. Le successive indagini avevano poi appurato che l’uomo era ritenuto responsabile di analoghe rapine perpetrate a Milano e Venezia.

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