Alle radici della storia nascosta del Friuli: un libro che racconta gli antichi usi e simboli funebri

Edito da Chiandetti Editore di Reana del Rojale, scritta dalla giornalista Paola Treppo, attraverso la voce degli abitanti del Friuli storico, racconta una parte poco conosciuta, intima, misteriosa, d...
Alexis Sabot
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Si chiama “I morti raccontano i vivi. Storie friulane dall’oltretomba”, edito da Chiandetti Editore di Reana del Rojale e scritto dalla giornalista Paola Treppo. Un volume che raccoglie le testimonianze dei vecchi usi funebri legati al Primo e Due Novembre in Friuli, nel Friuli storico.

Racconta, in questo momento così particolare del nostro tempo, segnato dal lutto e dall’emergenza sanitaria, come veniva elaborato il dolore nel secolo scorso, e quali erano le abitudini, i riti e le credenze di un tempo per restare in contatto con i defunti.

Racconta, attraverso la voce dei friulani, come si curavano i cimiteri, cosa si mangiava in queste due (ancora misteriose) giornate dell’anno dedicate ai Morti e a Tutti i Santi. Sessanta pagine, con immagini a colori, che vogliono non dimenticare, in questi tempi “ad alta velocità”, la lentezza del suono delle campane, l’immobile silenzio dei vecchi cimiteri, l’imperturbabile nebbia che, nella Bassa Friulana, avvolge campisanti sconosciti ai più, o nascosti sotto i pavimenti delle chiese.

Un viaggio alla ricerca delle nostre radici, di quello che ci lega da sempre alla nostra terra, da quando nasciamo a quando la terra ci riprende nel suo abbraccio, freddo ma eterno. Tra le pagine di carta, per vivere, per un attimo, il Friuli sospeso tra la dimensione dei vivi e quella di chi non possiamo vedere più, ma che si fa sentire sempre forte: nei riti, negli usi, nelle leggende e soprattutto nei simboli nel territorio. Ce ne sono tanti: da Trava di Lauco, col battesimo dei bambini mai nati, al cimitero dimenticato di Sedilis di Tarcento.

Dalle “pietre dei morti” di Marano Lagunare e della Val Tramontina, alla misteriosa cantina “delle volte” di Masseris di Savogna. Senza dimenticare le tradizioni alimentari che, in alcuni casi, come in Alta Val Torre e nelle Valli del Natisone, resiste ancora, tra le “ossa dei morti” e la “polenta condita”.

Con un contributo del giornalista Daniele Paroni. 

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