Amministratore di sostegno infedele, avvocato indagato per sottrazioni di denaro a disabili

Aveva distratto la pensione di invalidità e altre risorse finanziarie ad un soggetto “fragile”. Eseguiti sequestri preventivi per 197.000 euro
Daniele Micheluz
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La Guardia di Finanza di Pordenone, lo scorso mese di novembre, ad esito di articolate indagini delegate dalla locale Procura della Repubblica, aveva denunciato un avvocato iscritto all’ordine di Pordenone che, dopo essere stato nominato amministratore di sostegno di una persona disabile (ricoverata presso una struttura assistenziale), si era indebitamente appropriato del denaro del proprio assistito, utilizzandolo per scopi personali. Gli accertamenti traevano origine dalla mancata presentazione, da parte del professionista al Giudice Tutelare del Tribunale di Pordenone, dei prescritti rendiconti annuali sull’attività espletata.

Nei suoi confronti era stato, in precedenza, disposto dall’Autorità Giudiziaria un sequestro per equivalente per un valore di 147.000 euro, pari alla somma indebitamente sottratta dal professionista.

La prosecuzione delle indagini, delegate dalla locale Procura della Repubblica alla Compagnia di Pordenone, consentiva di rilevare la non episodicità di siffatte condotte criminose, individuandone delle altre che coinvolgevano una ulteriore persona “socialmente debole”.

Come in precedenza, anche in questo caso è stato acclarato come l’amministratore di sostegno (dal 2013 al 2020) in luogo dei compiti previsti, utilizzava il patrimonio dell’amministrato (alimentato dai proventi derivanti in parte da redditi da pensione di invalidità e in parte da integrazioni disposte dai suoi famigliari) per scopi strettamente personali, provvedendo a prelevare il denaro in contanti dai rapporti bancari da questi gestiti o attraverso l’emissione di assegni a proprio beneficio. In alcuni casi è stato anche riscontrato che dal conto corrente del disabile erano stati disposti pagamenti a favore della società di leasing proprietaria dell’autovettura in uso al professionista, del condominio presso cui ha sede il suo studio e di un esercizio commerciale per l’acquisto di abbigliamento “griffato”.

Nei confronti dell’avvocato, sono, pertanto, emerse nuove fattispecie di peculato e di omissione di atti d’ufficio, questi ultimi attinenti la mancata presentazione dei prescritti rendiconti annuali al Tribunale che avrebbero dovuto attestare la regolarità delle sue condotte. Il Giudice per le indagini Preliminari del Tribunale di Pordenone, su richiesta della Procura della Repubblica, emetteva un nuovo provvedimento di sequestro per equivalente per un valore di circa 50.000 euro, portando in tal modo il totale complessivo dei provvedimenti emessi a 197.000 euro.-

I sequestri sono stati eseguiti dalle Fiamme Gialle pordenonesi su possidenze finanziarie e beni immobili nella disponibilità del professionista.

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