Archiviato il caso delle magliette ‘Centro Stupri’

La Procura di Udine ha chiesto al Gip di disporre l'archiviazione per gli otto giovani che erano stati indagati per il caso ‘Centro stupri’. La vicenda era stata al centro delle crona...
Redazione

La Procura di Udine ha chiesto al Gip di disporre l’archiviazione per gli otto giovani che erano stati indagati per il caso ‘Centro stupri’. La vicenda era stata al centro delle cronache la scorsa estate, quando il gruppo aveva ideato e poi esibito sui social le t-shirt con la famigerata scritta, indossate durante una cena in un locale di San Daniele. Non paghi, i giovani amici avevano poi utilizzato lo ‘slogan’ anche per riservare un tavolo in una discoteca di Lignano.

Dopo che le immagini avevano fatto il giro del web, suscitando un vespaio di polemiche e condanne, la Procura aveva aperto un fascicolo, ipotizzando i reati d’istigazione a delinquere e propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale.

Ora, a conclusione delle indagini, è arrivata la richiesta di archiviazione del procuratore aggiunto, oggi facente funzioni, Claudia Danelon, in quanto gli elementi raccolti non sono stati considerati penalmente rilevanti. In sostanza, nell’atteggiamento, pur riprovevole, degli otto protagonisti non sono stati ravvisati potenziali rischi di un’effettiva consumazione di altri reati. La vicenda, però, potrebbe avere ulteriori risvolti dal momento che il titolare della discoteca lignanese – come riferisce oggi il Messaggero Veneto – chiederà un risarcimento per perdite e danni d’immagine per un totale di 950 mila euro.

I COMMENTI. “Gli adulti dovrebbero essere modelli positivi e insegnare che la violenza contro le donne, inclusa quella scritta e in qualche modo inneggiata su magliette e t-shirt, deve essere sempre condannata per evitare il consolidarsi di mentalità e comportamenti fuorvianti e devianti. Certo, non è compito degli psicologi commentare le archiviazioni e le sentenze, ma richiamare alle conseguenze sì”, è il commento del Presidente dell’Ordine degli Psicologi Fvg Roberto Calvani.

“Spesso la violenza contro le donne inizia in età adolescenziale. Molte volte l’adulto che maltratta, potenzialmente potrebbe essere stato un adolescente che usava violenza, fisica e/o psicologica: la violenza ‘si apprende’ e si ‘pratica’ in famiglia, a scuola, nei gruppi dei pari”, spiega il Presidente che ricorda di stare ancora attendendo la definizione di precisi protocolli da concordare con la Procura di Udine e con i Pronto soccorso.

La vera sfida è quella di riuscire a “lavorare in prevenzione con le nuove generazioni, per riflettere insieme sui temi della violenza, del rispetto, del consenso affinché anche vicende da condannare come quella delle magliette con la scritta tremenda Centro stupri non capitino più e si comprenda che anche il solo minimizzare o banalizzare la violenza non è e non sarà mai accettabile. Se al comportamento sbagliato non corrispondono decisioni appropriate, il rischio è di vanificare la prevenzione e consolidare mentalità di fatto pro-violenza”, conclude il Presidente.

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