Si rafforza l’asse tra Italia e Serbia con il porto di Trieste al centro di futuri accordi

Resta il nodo ingresso nella Ue dei paesi dei Balcani
Andrea Pierini
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Il porto come collegamento naturale tra una nazione, la Serbia, e una regione, il Friuli Venezia Giulia, che da decenni dialogano al punto che verrà creato un ufficio del consigliere diplomatico nella sede della Regione, per la soddisfazione del presidente Massimiliano Fedriga, a supporto del dialogo con i paesi dei balcani. Il Generali convention center di Trieste ha ospitato il vertice bilaterale tra Italia e Serbia alla presenza dei ministri Antonio Tajani e Gilberto Pichetto Fratin e del neo eletto primo ministro Milos Vucevic il quale ha bacchettato proprio l’Italia per il voto a favore della risoluzione dell’Onu che riconosce la strage di Srebrenica come genocidio. Poco male il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito l’importanza dell’ingresso nella Ue della Serbia, prima del 2030, per garantire la pace nei balcani, Fedriga ha inoltre sottolineato la possibilità di riportare verso l’Europa i centri di produzione oggi a oriente. Italia e Serbia hanno un giro di affare di oltre 4 miliardi, sono stati sottoscritto anche da parte di Cassa depositi e prestiti e dal comparto assicurativo, gli incontri hanno riguardato 170 imprese italiane e 70 serbe e l’ingresso nella Ue darebbe una spinta ulteriore alle esportazioni.

Le collaborazioni più importanti, ha sottolineato Ice e anche il primo ministro serbo, riguardano le componentistica e l’agricoltura ma si vuole puntare sulle infrastrutture in particolare quelle ferroviarie, sulle energie rinnovabili e poi sul porto di Trieste.

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