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Il cane procione è arrivato in Friuli Venezia Giulia: è ufficiale / IL VIDEO

Un nuovo mammifero abita, e forse si riproduce, in regione. Un esemplare, dopo anni, è stato avvisto e immortalato nel basso corso del Torre. Nell’ultimo decennio in Italia erano avvenute solamente altre tre segnalazioni certe, mai su esemplari deceduti

Il cane procione è arrivato e vive in Friuli Venezia Giulia. Ora è ufficiale. Il suo nome scientifico è Nyctereutes procyonoides. Ha un viso simpatico, simile a quello di una volpe per la forma e a quello del procione americano per via della sua mascherina facciale nera. Il suo aspetto tenero, però, non deve trarre in inganno. È, infatti, un mammifero alieno generalmente considerato invasivo e dannoso per la biodiversità locale.

L’avvistamento è avvenuto il 10 agosto scorso ed è stato realizzato dal fotografo naturalista Stefano Pecorella attraverso una fototrappola posizionata nel basso corso del fiume Torre, in provincia di Udine, in un particolare punto dove l’appassionato di predatori notturni di Aiello del Friuli era già riuscito a immortalare altri 5 carnivori: lo sciacallo dorato, il gatto selvatico, la volpe rossa, il tasso e la faina.

Pecorella da anni collabora nel monitoraggio dello sciacallo dorato condotto dal Corpo Forestale Regionale coordinato dal Servizio Biodiversità della Regione Friuli-Venezia Giulia. La presenza del cane procione, animale dall’estrema adattabilità ambientale, evoca alla lontana la storia della nutria, altra specie non autoctona allevata in cattività nei decenni dall’industria conciaria e poi del tutto insediatasi nel nostro territorio.

Il cane procione è un canide originario dell’estremo Oriente (presente in Siberia, Vietnam, Corea, Cina, Indocina e in Giappone), allevato inizialmente in cattività come animale da pelliccia in Russia e successivamente rilasciato con lo scopo di formare popolazioni selvatiche. Col tempo, tali popolazioni si sono poi avvicinate e diffuse in Europa, fino a giungere definitivamente in Slovenia, Austria e Italia.

Già in passato erano avvenute nel nostro Paese altre segnalazioni, le uniche due certe a San Pietro di Cadore nel 2011 e un esemplare investito sulla superstrada Merano -Bolzano nel 2016. Anche nel 2005, tra l’altro, era avvenuto un avvistamento fotografico a Socchieve in Carnia, mai però confermato.

Come spiega a Telefriuli Pecorella, "il cane procione è legato ad ambienti umidi come paludi e alvei fluviali, si nutre di qualsiasi fonte di cibo localmente disponibile a seconda della stagione, ma può specializzarsi nella predazione di anfibi. Essendo l’unico canide che cade in letargo, può localmente modificare l’epidemiologia dell’infezione da rabbia silvestre in modi non ancora chiari”.

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