Bambino morto nel pozzo: salgono a 14 gli indagati per omicidio colposo

La delicata indagine della Procura di Gorizia cerca di fare luce sul drammatico episodio che ha gettato nel lutto l'intera comunità del capoluogo isontino. Si tratta di atti dovuti, in vista dell'esam...
Paola Treppo

Salgono a 14 gli iscritti nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di omicidio colposo nell’inchiesta della Procura di Gorizia sulla morte del piccolo Stefano, il ragazzino di 12 anni caduto in un pozzo durante il centro estivo, in una pertinenza del compendio di Palazzo Coronini Cronberg, di proprietà (e gestito) dall’omonima Fondazione, nel capoluogo isontino.

La caduta, per 30 metri, è stata fatale per il minorenne, deceduto per le gravi lesioni riportate. L’iscrizione nel registro degli indagati, precisa la magistratura goriziana, è un atto dovuto: le persone coinvolte possono nominare un loro perito e un loro legale per seguire l’esame autoptico sulla salma del dodicenne; esame affidato al dottor Carlo Moreschi.

Solo dopo l’autopsia sarà fissata la data dei funerali. 

L’attività degli inquirenti mira a fare piena luce su quanto accaduto. Una tragedia nella tragedia, per la città di Gorizia. Un lutto che lascia senza parole. La comunità si è stretta alla famiglia, molto amata e stimata, vicino al mondo del volontariato, in particolare al mondo dei giovani.

Il pozzo è, in particolare, al centro di questa delicatissima inchiesta, che vede coinvolti, nella fase di acquisizione delle sommarie informazioni testimoniali, molti minorenni, tutte fatte in forma protetta e tutelata: si tratta dei bambini che partecipavano al centro estivo e che sono rimasti coinvolti, loro malgrado, in questa terribile vicenda. 

In quel momento che doveva essere di gioco e di svago, nello splendido parco di Villa Coronini, era stata organizzata un’attività di orienteering. Si tratta di una sorta di caccia al tesoro, immersi nel verde. L’attività didattica prevede anche il posizionamento di mappe e indicazioni per spostarsi da un punto all’altro. 

Una di questa mappe era stata posizionata, da quanto si è potuto apprendere fino a ora, sopra al pozzo, ed è stata trovata 30 m più in basso.

Il pozzo che era stato ispezionato, nella parte della copertura, prima dell’avvio del campo estivo promosso dai religiosi salesiani. 

La grata posizionata a protezione, fissata con dei ganci in ferro, pareva stabile. Qualcosa però ha minato la sicurezza di questa rete metallica che “sigillava” il sistema usato anticamente per attingere acqua, e che di acqua non ne contiene più da tempo. Da qui la tragedia. Dai contorni ancora da definire. 

Massima la riservatezza da parte della magistratura isontina che ha affidato le indagini alla Polizia di Stato della Questura di Gorizia. 

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