Cannavaro: “Ho visto una squadra che ha paura, ma è tempo di alzare l’asticella”

L'Udinese ha presentato il nuovo mister. Succede a Cioffi
Monica Tosolini

Guardando solo al futuro, con la richiesta di remare tutti dalla stessa parte. Così l’Udinese ha introdotto il nuovo allenatore della prima squadra, il terzo in questa stagione difficile. Quando la parola è passata al nuovo mister, Fabio Cannavaro, le sue prime parole sono state per il suo predecessore, Gabriele Cioffi, che ha confessato di aver chiamato già ieri: “Ringrazio Cioffi, con cui mi sono sentito ieri sera, per lo sforzo fatto fino a ieri. C’è tanta voglia ma anche difficoltà. C’è una squadra con molti giocatori che parlano diverse lingue. La comunicazione è fondamentale. Ci sono diversi tipi di comunicazione, per giocare da squadra e senza paura. Mi sembra che il problema di questa squadra sia la paura, che a volte fa brutti scherzi. Sono arrivato ieri: l’aspetto psicologico è fondamentale. C’è da far capire che la storia di questa società è importante, che c’è una tifoseria che li sosterrà fino alla fine. C’è da sbagliare il meno possibile per salvarci”.
Il suo approdo ad Udine è stato improvviso e rapido. D’altronde, “Quando ti chiamano delle società è difficile dire di no. L’Udinese ha una storia di società seria. Sono state ore intense: è stata così veloce, ho grande motivazione. Il momento è complicato. Ma non ci pensi: vai sapendo che parti da una base, questa è una squadra che ha avuto tanti problemi ma c’è qualità. Qualità tecniche, umane, che possono far sperare. C’è da poter fare qualcosa: se aspettiamo partita per partita di non subire gol, non ce la fai. Dobbiamo tutti fare qualcosa in più. Devono iniziare a capire che 4 vittorie sono poche, bisogna alzare l’asticella”.
Deve cercare di guarire una squadra malata: “Infatti per questo parlavo di paura, per questo bisogna alzare l’asticella. Il mio calcio era diverso da questo perchè oggi i giocatori sono supercontrollati. Siamo tutti convinti che sia un aspetto mentale, dobbiamo lavorare su quello”.
La sua medicina: “Va rispolverato l’attaccamento alla maglia, va fatto capire loro che 30 anni di massima serie sono il frutto di sacrificio di una famiglia. Questa cosa si percepiva, anche quando venivo qui da avversario. Se non riescono a capirlo, bisogna fargliela pesare”.
Lunedì 6 maggio a Udine arriva il Napoli, avversario speciale: “Il calcio è bello perchè ti regala emozioni, ti permette di ritrovare vecchi amici. Ma la cosa più importante siamo noi. Abbiamo davanti partite fondamentali, dobbiamo ragionare con un concetto di fame, di attenzione, superiore a tutti gli altri aspetti”.
Tornando all’Udinese di oggi, è chiaro che bisogna intervenire “Sull’aspetto mentale. Poi questa è una squadra che ha subìto poco: dobbiamo alzare il baricentro, pressare più alti, cercare soluzioni e certezze in fase offensiva che diano più tranquillità ai ragazzi”.
Una grande mano può averla da Giampiero Pinzi, inserito nello staff: “Io ovunque sono andato ho cercato collaboratori locali, perchè questo mi può permettere di accorciare le conoscenze, i tempi. Pinzi conosce bene la società. Quando mi è stato proposto ho pensato che fosse un valore aggiunto”.
Diversi ex bianconeri napoletani gli hanno già dato il benvenuto: “Mi hanno scritto Totò, Quagliarella, Floro Flores: ne avete avuti tanti qui di napoletani. Questa è una squadra che ha qualità: il tempo è poco, dobbiamo concentrarci sulle cose più importanti in questo momento, al di là del singolo. Dobbiamo parlare di squadra: non possiamo pensare a livello individuale. Non possiamo basarci su un giocatore se non rende”.
Nel pomeriggio vedrà i singoli giocatori e proseguirà la programmazione del lavoro con lo staff.
Da grandi allenatori che lo hanno gestito, ha imparato concetti che intende trasferire alla squadra: “Lippi e Capello erano fenomeni che nel concetto fi squadra avevano le ambizioni di voler vincere sempre. Spero di aver preso un po’ da tutti quelli che ho avuto: anche Zaccheroni, Malesani, Sacchi, Trapattoni. Bisogna rubare un po’ le cose che più piacciono e trasferirle. Non è facile, tutti pensiamo alla tattica, alla tecnica, sono ragazzi con cui a volte ci vuole il bastone, a volte la carota. La gestione del gruppo è la cosa più complicata”.
A livello tattico, ” Mi piace il 4-3-3 che ho usato all’inizio. Ma poi devi cambiare in base al materiale a disposizione per capire dove andare a lavorare. Penso che questa squadra possa fare più situazioni di gioco, ha cose importanti. Dobbiamo essere bravi a tirarle fuori”.
Tra due giorni, torna la Roma: “Te la devi giocare in 20 minuti, non ci sono alibi. Non credo che la Roma venga qui a giocarsi lo spareggio. Mi aspetto che entrambe le squadre facciano partita”.
La classifica fa paura, ma l’Udinese deve fare la corsa solo “Su noi stessi, altrimenti rischiamo di bruciarci. Ci sono dei punti, sono tutte finali. Le finali non si giocano ma si vincono, cercando sempre di fare qualcosa in più dell’avversario. La gestione delle singole partite deve essere ottimale”.
Anche se gli uomini sono contati: “Le assenze sono importanti, però non sono abituato a dare alibi ai miei giocatori. Devo dare certezze. Chiunque andrà in campo dovrà essere consapevole che dovrà dare il massimo per vincere. Pretendo il massimo da tutti. Sono esigente su questo”.

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