Cantina di Ramuscello, certificazione residuo minino nei vini: è la prima in Fvg

Assegnata alla Cantina di Ramuscello dall'ente Ceviq la certificazione di residuo minimo sull'utilizzo di fitofarmaci per i propri vini. E' la prima realtà della regione ad ottenerla
Daniele Micheluz
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Per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, una cantina ha scelto di adottare volontariamente lo standard di certificazione del “Residuo Minimo”. Una scelta che ora ha trovato l’avallo documentale da parte dell’ente terzo Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità).

«Il protocollo che abbiamo messo in atto e che è stato rispettato dai vini imbottigliati dalla Cantina di Ramuscello – spiega il presidente di Ceviq, Germano Zorzettig – mette nero su bianco il fatto che, dal punto di vista analitico, i residui di fitofarmaci eventualmente presenti nel vino, sono inferiori al 90% del limite massimo previsto dalle leggi in vigore. Un traguardo che può essere raggiunto solo con una grande tempestività operativa e professionalità nella gestione dei vigneti».

«Con questa nuova certificazione, ottenuta per la prima volta da una cantina del Friuli VG – aggiunge con orgoglio il direttore della Cantina, Rodolfo Rizzi -, che si somma a quella legata al protocollo ministeriale SQNPI, i nostri soci assicurano una maggiore attenzione in vigna per poi, attraverso accurate pratiche enologiche che bandiscono i prodotti di derivazione animale (come da certificazione vegana), ottenere vini sempre più salubri e longevi». Avendo obiettivi di qualità e sostenibilità ancora più alti, anche la nuova frontiera della “viticoltura di precisione” sta interessando i 158 soci della cooperativa della destra Tagliamento.

«Attraverso l’utilizzo di droni, centraline meteorologiche, sensori a terra e modernissimi programmi di algoritmi (DSS), si sta iniziando un’accurata “zonazione” per individuare le migliori aree viticole del territorio – sottolinea il presidente, Gianluca Trevisan -. Inoltre, la Cantina di Ramuscello ha ulteriormente rafforzato il suo impegno verso la sostenibilità inaugurando, nel luglio scorso, un nuovo impianto di depurazione delle acque di lavorazione. Grazie a questo innovativo impianto, le acque in uscita vengono utilizzate per il lavaggio degli atomizzatori dei soci; per l’irrigazione del “bosco didattico”, adiacente alla cantina e per la miscelazione dei prodotti impiegati in campagna nella difesa della vite. Questo sistema riduce notevolmente lo spreco d’acqua e promuove, quindi, un ciclo virtuoso di gestione delle risorse naturali. I soci della Cantina sono orgogliosi del loro lavoro, che non solo produce vini di eccellente qualità, ma rappresenta pure un modello di responsabilità ambientale. L’adozione di queste pratiche colturali, abbinate alla certificazione del “Residuo Minimo”, diventa fondamentale per il futuro del settore vinicolo, soprattutto in relazione a un mercato sempre più sensibile alla sostenibilità», chiosa Trevisan. Alla consegna erano pure presenti il direttore di Ceviq, Michele Bertolami, il Sindaco di San Vito al Tagliamento, Alberto Bernava, l’assessore comunale di Sesto al Reghena, Giambruno Cassin, il presidente di Unidoc Fvg, Marco Rabino e il presidente della Doc Friuli, Stefano Trinco.

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