Celebrata a Gorizia la prima festa di Liberazione dalle truppe titine

Dopo più di 40 giorni di occupazione, il 12 giugno 1945 l'esercito jugoslavo lasciò la città. Questa mattina deposta una corona ai piedi del monumento che ricorda le più di 650 vittime
Alessandro Bonfanti
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 “Non ci stancheremo mai di cercare la verità sul destino  di tanti goriziani deportati e, presumibilmente, infoibati, durante i 40 giorni di occupazione titina dopo la guerra. Ancora oggi non sappiamo dove sono sepolti molti di loro”.

Lo ha ribadito il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, durante la cerimonia per ricordare il 12 giugno del 1945, data in cui terminò l’occupazione della città da parte delle truppe titine. “E’ questa, per noi, la giornata che corrisponde alla vera liberazione di Gorizia-ha rimarcato- perché se il resto d’Italia si era svincolato dal giogo delle dittature totalitarie, Gorizia sarebbe stata di lì a poco occupata dalle truppe dei partigiani del maresciallo Tito , occupazione che, a guerra finita, durò 40 drammatici giorni e che provocò la deportazione di oltre 650 goriziani mai più ritornati nelle loro case, nelle loro famiglie. E’ una ferita che non si chiuderà finchè non sarà possibile ritrovare i resti di tutte queste persone. Ricordare il giorno della liberazione di Gorizia non significa certo  puntare il dito contro qualcuno-ha insistito Ziberna-,ma significa ribadire con forza la propria storia, la propria italianità:solo chi è sicuro delle proprie radici ed è saldo nei propri valori sa aprirsi  con rispetto, senza paura per costruire un futuro insieme agli altri”.

Alla cerimonia erano presenti il presidente del consiglio regionale Piero Mauro Zanin, il prefetto Massimo Marchesiello,  il  presidente della Lega Nazionale di Gorizia Luca Urizio, la presidente di ANVGD Gorizia Maria Grazia Ziberna e la presidente del Comitato dei congiunti dei deportati in Jugoslavia da Gorizia, Laura Stanta.

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