Cimolai: conti in rosso per quasi 245 milioni di euro e cause in arrivo da parte delle banche

Redazione

Resta critica la situazione economica della Cimolai di Pordenone, azienda leader nelle grandi costruzioni in acciaio alle prese dallo scorso settembre con una pesantecrisi finanziaria scoppiata in seguito alla sottoscrizione di contratti derivati, che si sono rivelati un boomerang, esponendo l’azienda friulana per alcune centinaia di milioni di euro. L’ultima situazione patrimoniale depositata il 4 gennaio al Tribunale di Trieste, dove è in corso il procedimento di concordato in continuità, al 30 novembre segna un impatto negativo per 244 milioni di euro. Il tutto in attesa del nuovo piano industriale che la Cimolai dovrà presentare al Tribunale entro il 20 febbraio.

Il Gruppo guidato da Luigi Cimolai, che ha commesse nel mondo per 800 milioni di euro, ha sempre sostenuto di voler ricapitalizzare, oltre con le risorse della famiglia anche con l’ingresso di nuovi soci. Circolano voci di interessi da parte di Webuild, Pizzarotti e Rizzano De Eccher, ma non sarebbero i soli, Cimolai deve anche fronteggiare un altro complicato versante giudiziario, visto che alcune banche coinvolte stanno facendo causa al gruppo pordenonese.

L’ultima è Macquaire, che lo scorso dicembre, come riposta l’agenzia Bloomberg, si è rivolta all’autorità giudiziaria londinese sostenendo di essere in perdita per 49 milioni di euro dopo che la Cimolai da settembre ha interrotto i pagamenti legati alle transizioni. Su questo, come con altri istituiti è in corso una battaglia legale. I contratti sarebbero stati sottoscritti dall’allora responsabile finanziario poi rimosso, all’insaputa delle proprietà.

Su queste basi si muove l’impianto dei legali della Cimolai, perlomeno per limitare i danni

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