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Ex comandante dei Carabinieri assolto dall'accusa di maltrattamenti in famiglia

Dopo un calvario giudiziario lungo oltre 5 anni, è stato assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Trieste. Degradato e inviato in altra sede ora chiederà all’Arma il ripristino della precedente situazione

Fine di un incubo per un ex comandane dei carabinieri. Nella tarda serata di mercoledì 27 ottobre la Corte di Appello di Trieste ha scagionato l’uomo, assistito dagli avvocati pordenonesi Luca Donadon e Fabiano Filippin, dalla pesantissima accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni e percosse. In primo grado il maresciallo era stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione e per lui era subito iniziato un calvario anche lavorativo, venendo degradato e trasferito di sede e funzioni.

All’epoca dei fatti operativo in provincia di Pordenone. Tutto risale al settembre del 2015 quando la moglie, in quel momento in fase di separazione, si reca dai colleghi del marito per denunciare una lunghissima serie di vessazioni, umiliazioni e autentici pestaggi.

Secondo la donna i maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2000 quando la famiglia viveva in una caserma della Benemerita e sarebbero poi proseguiti senza soluzione di continuità nei successivi quindici anni. Scattarono subito le indagini da parte della Procura della Repubblica di Pordenone, sfociate nel settembre del 2018 nella condanna del Tribunale. Gran parte delle contestazioni è caduta già in primo grado ma ne restavano in piedi altre, aggravate dal sospetto che l’imputato, anche dopo la prima denuncia, avesse abusato della posizione di comandante di stazione per vessare le proprie congiunte. Mercoledì sera la prima sezione della Corte d’appello giuliana presieduta dal giudice Mimma Grisafi ha cancellato ogni dubbio e ha assolto il militare perché il fatto non sussiste e, per un episodio specifico, non costituisce reato.

Sono state revocati tutti i risarcimenti stabiliti a favore delle parti civili. La stessa Procura generale aveva concordato con i difensori, insistendo per una declaratoria di innocenza. Stiamo parlando di una persona che all’apice della carriera è stato privato dei gradi e inviato lontano dagli anziani genitori con funzioni di servizio diverse da quelle che meritava – hanno spiegato gli avvocati Donadon e Filippin -. Il provvedimento cautelare assunto dall’Arma dovrà ora essere annullato per ripristinare la situazione antecedente. Poi ci sono le ulteriori segnalazioni alla Magistrature presentate dall’ex coniuge e già archiviate per manifesta infondatezza dalla Procura. A gennaio il giudice per le indagini preliminari di Pordenone sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di procedere per calunnia dopo anni di fango, spesso finito anche sui social”.

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