Confidi Friuli procede nel percorso delle aggregazioni

In Sala Valduga presentato il bilancio ai portatori di interesse. Confermato il progetto di fusione con Fidi Imprese & Turismo Veneto
Redazione
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Servizio video di Daniele Micheluz

I numeri tutti in positivo e la prospettiva della fusione, confermata, con Fidi Imprese & Turismo Veneto. Nella Sala Valduga della Camera di Commercio Pn-Ud, Confidi Friuli, con il direttore Stefano Bravo, ha presentato ai portatori di interesse il documento di bilancio approvato la scorsa settimana dall’assemblea. Occasione anche per fare il punto della situazione su un’operazione strategica che guarda al futuro delle imprese del territorio.

Il presidente Cristian Vida, ringraziando l’assessore alle Attività produttive Sergio Bini, ha informato in premessa che il sistema Confidi della regione ha appena definito, «in totale sintonia di intenti», gli assetti della Rete temporanea di impresa che parteciperà al bando da 14 milioni dei fondi Pr Fesr.

Ringraziando anche il vicepresidente nazionale e presidente di Confcommercio Udine Giovanni Da Pozzo, Laura Simeon di Confapi Fvg, presente al convegno, e Confindustria Udine, Vida ha quindi sottolineato «il valore di una collaborazione continua» tra le associazioni che collaborano con la società e informato che «sta procedendo l’iter per la fusione con Fidi Imprese & Turismo Veneto, che sarà definita operativamente nel primo semestre 2025».

Ospite in Sala Valduga il direttore del Confidi veneto Mauro Rocchesso, anche Da Pozzo, ricordando la lungimiranza dei precedenti processi aggregativi prima tra commercio e industria e poi a livello provinciale tra Udine e Pordenone, ha sottolineato l’importanza di «un progetto che consentirà di creare un player finanziario tra i primi otto Confidi maggiori d’Italia, il secondo dell’intero Nord Est». Da presidente camerale, Da Pozzo ha inoltre precisato che «in un Fvg con 98mila imprese, di cui il 93% micro e il 6% piccole e solo la minima porzione restante medie e grandi, il ruolo dei Confidi, importantissimo in qualità di intermediatori tra queste piccole realtà imprenditoriali e mondo bancario, si è rafforzato nel tempo e ha sempre visto la Regione in prima linea».

Quindi, l’annuncio che il report annuale di Banca d’Italia sarà presentato il 14 giugno sia a Trieste che a Udine, «qui in Camera di Commercio, per intensificare ancora di più la relazione tra il sistema bancario e quello economico, che è così ampiamente rappresentato nel nostro territorio».

Nel pomeriggio il protagonista di un evento organizzato in collaborazione con The European House of Ambrosetti è stato il professor Andrea Boitani. Il I docente di Economia politica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano è intervenuto sullo stato di salute dell’economia italiana. Un quadro allargato anche alla prospettiva internazionale, seguito da approfondimenti specifici: dalla perdita di potere d’acquisto dei salari all’andamento della produttività, dal contributo agli investimenti del Pnrr al debito pubblico e privato. «Corretto dal punto di vista metodologico partire dalle previsioni della Commissione europea – ha spiegato Boitani –, su cui si basa l’impostazione della procedura d’infrazione e da cui conseguono i compiti che verranno assegnati al Paese dopo l’insediamento post elettorale. Parliamo di previsioni che sul 2025 parlano di una crescita modesta, inferiore a quella ipotizzata dal Governo nel Def, di una sostanziale tenuta dell’occupazione e di una riduzione della produttività del lavoro misurata nel rapporto tra Pil e occupati». Tra gli altri fenomeni attesi, «un lieve recupero dei salari reali, in conseguenza di un’inflazione che non dovrebbe superare il 2%. Sempre che, ovviamente, i contratti vengano rinnovati. Altrimenti, potrebbero esserci elementi di tensione sociale necessariamente da affrontare». I tassi? «Immagino un calo in corso d’anno, ma non nella misura auspicata. E questo peserà sugli oneri del debito pubblico italiano, ma sarà anche un freno alla ripresa dell’economia mondiale». Sui conti pubblici italiani, infine, «continuerà a pesare l’onere del superbonus e, in prospettiva, l’irrigidimento del bilancio dovuto all’adozione dell’autonomia differenziata».

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