Cooperativa nel mirino: 311 lavoratori impiegati irregolarmente. Sequestro preventivo per 4 milioni di euro

Operazione della Gdf
Hubert Londero
loading...

Nuovi sviluppi per le indagini, avviate da oltre un anno dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Pordenone, che vedono coinvolta una cooperativa facente parte di un noto gruppo operante in diverse Province del Triveneto in servizi di facchinaggio, movimentazione merci e servizi ecologici.

Nella prima fase delle indagini era stato appurato come la cooperativa, per sottrarsi agli obblighi fiscali, sistematicamente annotasse in contabilità costi fittizi originati da fatture per operazioni inesistenti emesse da altri enti cooperativistici a questa attigui – con sede nelle Provincie di Padova, La Spezia, Bari e Pordenone – tutti creati con finalità prevalentemente fraudolente (avendo strutture precarie e limitate nel tempo, sedi di comodo e risultando inadempienti agli obblighi dichiarativi).

Tali costi fittizi, per complessivi 5.400.000 euro, permettevano quindi di “abbattere” il reddito, generando in capo alla cooperativa “finti” crediti Iva che venivano utilizzati per “compensare” debiti tributari e contributivi relativi al personale dipendente.

Oggetto di attenzione da parte degli investigatori era stata anche la peculiare organizzazione aziendale della cooperativa, costituita da un asset produttivo identificabile nella manodopera fornita da centinaia di lavoratori che avevano, peraltro, posto in essere iniziative dimostrative e mediatiche finalizzate a segnalare situazioni di sfruttamento e di mancata sicurezza sui luoghi di lavoro. In tale ambito, era stato accertato come la cooperativa risultasse disattendere le condizioni remunerative previste dal contratto nazionale, sottopagando i propri dipendenti, malgrado l’assenza di specifiche condizioni legittimanti, normativamente previste.

Anche gli stipendi del personale erano oggetto di evasione contributiva e fiscale, facendone computare una parte ad “indennità per trasferte”, risultate, come dichiarato dagli stessi lavoratori, in parte o del tutto inesistenti. Sono stati in merito accertati contributi e ritenute non versate per 625.000 euro.

Il primo troncone di indagini si concludeva con l’emissione, da parte del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Pordenone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, di un provvedimento di sequestro preventivo per un importo di 4.050.000 euro (pari alle imposte evase), eseguito su disponibilità liquide, unità immobiliari e beni mobili di valore.

Gli ulteriori approfondimenti investigativi, condotti dalle Fiamme Gialle pordenonesi, sotto la guida della Procura della Repubblica di Pordenone, hanno portato successivamente all’emissione, da parte del Giudice per le Indagini Preliminari di Pordenone, di un provvedimento di applicazione della misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare attività professionali ed imprenditoriali nei confronti di 2 soggetti, rispettivamente, amministratore di diritto e de facto della cooperativa.

Nello specifico è stato loro imposto il divieto di esercitare attività imprenditoriali e/o commerciali quali componenti del Consiglio di Amministrazione e/o di Amministratore Unico e/o componenti del Collegio Sindacale.

Inoltre, sotto il profilo giuslavoristico le indagini accertavano come la cooperativa, esistente più da un punto di vista formale che aziendale, fosse un mero “contenitore di manovalanza” che veniva allocata “appaltandola” a società richiedenti la stessa secondo i loro bisogni, aspetto, questo, configurante la “somministrazione abusiva di manodopera” (cd. “caporalato semplice”) per la quale solo con la recente legge 12 agosto 2018, n. 96 (legge di conversione del cd. “Decreto Dignità”) sono state ripristinate sanzioni di carattere penale. Sono 311 i lavoratori irregolarmente utilizzati allocati in tutto il Triveneto (nel periodo dal 2014 al 2016) con siffatte, illecite, modalità, per le quali sono state contestate violazioni per complessivi 4.050.000 euro.

Infine, è stato sottoposto ad accertamenti anche il commercialista, tenutario delle scritture contabili di tre cooperative (utilizzate per emettere fatture fittizie), che in precedenza aveva denunciato il furto dell’intera contabilità delle stesse, “custodita” invece all’interno della sua autovettura. Al professionista è stato contestato l’omesso adempimento degli obblighi previsti dalla normativa sulla prevenzione del riciclaggio e specificatamente quelli di segnalazione delle operazioni cosiddette “sospette” da inoltrare obbligatoriamente, in base a profili soggettivi e oggettivi previsti dal legislatore e fatti propri anche dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Nei confronti dello stesso è stata contestata l’omessa segnalazione di 46 operazioni economiche della specie, aventi un valore complessivo pari ad 4.037.917,46 euro. L’omessa segnalazione di operazioni sospette, quando la stessa è ripetuta o plurima, è sanzionata per un importo da 30.000 a 300.000 euro.

Potrebbe interessarti anche

©2022 TELEFRIULI. Tutti i diritti riservati | P. IVA 01313840306. La testata Telefriuli è registrata al Tribunale di Udine, n° 414/78 il 21.02.1978
Powered by Rubidia