Delitto Tulissi, il difensore di Calligaris: “Su quel delitto c’è la firma del rapinatore”

Ultimo atto alla Corte d'Assise d'Appello di Venezia per il processo sul delitto avvenuto l'11 novembre 2008 a Manzano
Hubert Londero
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“Paolo Calligaris non può aver ucciso Tatiana Tulissi: i tempi non collimano e i botti sentiti dal testimone principale non sono spari di pistola. E poi, su quell’omicidio c’è la firma di Luigi Carta”. Sono le tesi sostenute oggi dall’avvocato Alessandro Gamberini, difensore dell’imprenditore manzanese, nell’ultimo atto del processo bis davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Venezia per l’omicidio Tulissi. La 36enne fu uccisa a Manzano l’11 novembre 2008 con tre colpi di pistola. Della sua morte è accusato Calligaris, per il quale l’accusa ha chiesto 16 anni di reclusione, lo stesso numero di anni inflitti in primo grado dal Gup di Udine nel 2019. Due anni dopo l’ex compagno fu assolto dalla Corte d’Appello di Trieste, ma un anno fa la Cassazione ha annullato la sentenza e il caso è finito nella città lagunare.

Con l’arringa di Gamberini si è chiusa la fase dibattimentale. “Ci sono elementi molto evidenti – afferma il legale – che emergono dai dati del processo. In particolare, Calligaris arrivò sul posto a omicidio avvenuto e i botti sentiti da una vicina furono provocati non dall’arma del delitto – prosegue – ma dalla marmitta bucata del motoveicolo del figlio”.

Infine, Gamberini ha offerto una spiegazione alternativa a quella sostenuta dall’accusa e ha puntato il dito contro il Lupo Solitario in carcere a Venezia per la rapina alla Bcc di Manzano del 9 dicembre 2008. “La tecnica – dice – è la stessa utilizzata da Carta in due rapine in villa nel Manzaese pochi mesi prima: spranga in una mano e pistola nell’altra. Quel giorno – conclude il legale – la vittima reagì e cercò di difendersi”.

La sentenza è attesa per il 20 dicembre.

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