Dono, tra 20 anni la denatalità potrebbe mettere a rischio l’autosufficienza del Friuli

E' quanto è emerso in un incontro dell'Associazione friulana donatori sangue alla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo
Hubert Londero

Dono del sangue, nei prossimi 20 anni l’inverno demografico potrebbe mettere a rischio la sostenibilità del sistema sangue locale e l’autosufficienza del territorio, soprattutto in provincia di Udine. A dirlo è Alessio Fornasin, professore di demografia dell’Università di Udine durante un incontro alla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo voluto dai giovani dell’Afds di Pordenone e di Udine, che donano il 57% del sangue raccolto in regione. 

“Nel 2044, – dice il demografo – la fascia giovanile sarà sempre più ridotta. Se nel Friuli occidentale ci sarà una tenuta dei residenti grazie a un flusso immigratorio più accentuato, in provincia di Udine – continua – il calo sarà più netto a causa dell’ampia porzione di territorio montano destinato ancora a spopolarsi”.

Una situazione che si riverbererà sul dono del sangue. “Possiamo ipotizzare – continua Fornasin – un calo di 74mila persone in età di donazione e un aumento di 60mila di persone bisognose di trasfusioni ed emoderivati”.

La speranza per il futuro è rappresentato dalle donatrici. Se nei donatori di oggi la componente maschile è prevalente, negli Under 35 il rapporto tra i due sessi è più equlibrato, quindi con un maggior ingresso di ragazze che iniziano la ‘carriera’ di donatrici.

I presidenti junior e senior di Udine, Irene Matellon e Roberto Flora, e quelli di Pordenone, Mattia Toffoli e Mauro Verardo, hanno sottolineato come la cultura del dono del sangue faccia parte dell’identità friulana e che solo il volontariato può garantire la disponibilità di sangue.

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