H2 energia del futuro? Necessario rendere prezzo competitivo

Incontro questo pomeriggio a palazzo Torriani con il fondatore & Ceo di Bloom Energy, leader mondiale nel campo dell’energia sostenibile. K. R. Sridhar (Bloom energy): Net zero entro il 2050? noi possiamo farlo!
Redazione
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Servizio video di Marco Pasquariello.

We can do it! Noi possiamo farlo! È anche un messaggio di fiducia e di speranza sulla possibilità, attraverso gli enormi progressi della tecnologia, di contenere il riscaldamento climatico globale quello che ha portato K.R. Sridhar, fondatore & Ceo di Bloom Energy, leader mondiale nel campo dell’energia sostenibile, ospite, questo pomeriggio, a palazzo Torriani, dell’incontro promosso da Confindustria Udine dal titolo “H2 L’energia del futuro – Il punto di vista dalla Silicon Valley”.

Visionario ingegnere, professore e imprenditore, Sridhar ha infatti illustrato alle imprese del territorio le conquiste raggiunte dalla società da lui fondata che ha costruito le sue performance di successo – ricavi complessivi, nel primo trimestre 2023, di 275 milioni di dollari, in crescita del 36,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – sulle celle a combustibile ed elettrolizzatori a ossido solido con la missione di rendere l’energia pulita e affidabile alla portata di tutti.

Anna Mareschi Danieli, vicepresidente di Confindustria Udine, che ha introdotto l’incontro, ha ricordato che Sridhar è stato citato da Fortune Magazine come “uno dei primi cinque futurologi che hanno inventato il domani, oggi”. Mareschi Danieli ha poi ribadito l’importanza “di avere una visione prospettica sul tema energetico. Al di là della sostenibilità ambientale, la congiuntura geopolitica ed economica impongono con maggiore urgenza di percorrere strade innovative e alternative per ragioni di messa in sicurezza e di competitività del nostro sistema produttivo e, più in generale, del nostro sistema Paese. L’idrogeno, su cui stanno facendo perno i progetti realizzati da Bloom Energy, rappresenta una tecnologia fondamentale per migliorare la resilienza del sistema energetico in modo sostenibile e bisogna muoversi adesso”.

Secondo K.R. Sridhar, questi progetti sono molto importanti per il raggiungimento entro il 2050 dell’obbiettivo net-zero indicato dagli Accordi di Parigi. L’idrogeno sarà fondamentale per lo stoccaggio delle energie rinnovabili, la cui produzione è per natura intermittente, e per l’utilizzo di questa energia anche in posti diversi da dove materialmente viene prodotta. Un altro settore dove questi progetti saranno sicuramente utili è quello degli hard to abate. Le celle a combustibile e I sistemi di elettrolisi saranno quindi un elemento chiave di questo scenario e la tecnologia ad ossidi solidi (Solid Oxide) presenta indubbi vantaggi in termini di efficienza e di costi”.

È in funzione in questi mesi un elettrolizzatore da 4MW di capacità installato presso il NASA’s Ames Research Center a Mountain View, California, che segue il progetto recentemente realizzato da Bloom con l’installazione di un elettrolizzatore SOEC da 100 kW all’Idaho National Laboratory (INL) del Dipartimento dell’Energia USA, che dopo 4.500 ore di utilizzo ha raggiunto livelli di efficienza record, di oltre il 25% superiori a quelli di elettrolizzatori a bassa temperatura.

Non solo. Sridhar si è anche soffermato sulla collaborazione in atto con la Ferrari. Nel giugno 2022 Boom Energy ha installato un sistema di fuel cell da 1MW negli stabilimenti della Ferrari di Maranello. Le celle a combustibile possono trasformare idrogeno, gas naturale e altri combustibili green (come il biogas) in energia elettrica senza combustione e consentiranno quindi a Ferrari di ridurre le emissioni di CO2.

Sempre a proposito di collaborazioni, il recupero di calore ricavato dalla tecnologia di Bloom Energy può risultare poi quanto mai importante per il mercato europeo e italiano, in particolare. Da qui la partnership con Cefla che permette all’azienda statunitense fondata da Sridhar di essere presente in modo capillare e costante in Europa.

E in FVG a che punto siamo? Anna Mareschi Danieli ha parlato, a tale riguardo, dell’impegno intrapreso da Regione FVG, Slovenia e Croazia e anche da alcune grandi imprese di Confindustria Udine (Faber Industrie, ABS, Danieli centro combustion e Ferriere Nord) con il progetto transfrontaliero Valle dell’Idrogeno del Nord Adriatico”) volto a sviluppare una valle dell’idrogeno intesa come ecosistema economico, industriale e sociale basato sull’applicazione e diffusione di tecnologie all’idrogeno. Tale forma di collaborazione non contribuirà solamente alla transizione verso un ecosistema integrato che interessa i settori dell’industria, dei trasporti e dell’energia ma anche favorirà una più forte integrazione dei rispetti sistemi scientifici e dell’innovazione e lo sviluppo di catene del valore dell’idrogeno. Il partenariato, guidato quale Lead Partner dalla società slovena HSE, il più grande produttore sloveno di elettricità da fonti rinnovabili, è composto nel complesso da 34 enti. I rappresentanti industriali di Italia, Slovenia e Croazia svilupperanno progetti pilota per la produzione di oltre 5.000 tonnellate anno di idrogeno proveniente da fonti rinnovabili, e per il suo stoccaggio, distribuzione e utilizzo ai fini sia della decarbonizzazione dei settori industriali hard to abate quali acciaio e cemento che della realizzazione di soluzioni di trasporto sostenibili.

Parallelamente, ha ricordato poi Mareschi Danieli, sta avanzando anche il progetto della H2 Valley di Torviscosa, finalizzato a rilanciare la zona industriale in un contesto di superamento dell’approvvigionamento energetico da fonti fossili con fonti rinnovabili e a emissioni climalteranti neutre con incremento della sicurezza energetica, obiettivi strategici sia in ottica di tutela dell’ambiente, sia per contenere i costi dell’energia per le nostre imprese. In questo caso, le aziende direttamente coinvolte sono E.ON Business Solutions, Snam e Halo Industry.

“Il prezzo dell’idrogeno prodotto da rinnovabili – ha concluso la vicepresidente di Confindustria Udine -, dovrà diventare competitivo il prima possibile, ma per ora dobbiamo studiare il mix migliore per riuscirci. Creare un mix energetico sostenibile considerando non solo l’economicità, ma anche l’impatto ambientale, è fattibile solo in due modi: con un prezzo UE contingentato e ottimizzando il processo di produzione per efficientarlo durante il fare. Questo presuppone il rischio di un insuccesso, ma la tecnologia deve essere messa alla prova anche al rischio di perdere l’investimento. Sappiamo che la conversione all’idrogeno richiederà investimenti ingenti e noi siamo pronti a farlo. Bisogna muoversi velocemente, il target non è solo produzione di grandi quantità di idrogeno, ma soprattutto renderlo economicamente sostenibile (anche in multi-source), ovvero passare da 5/7 euro/kg di idrogeno a meno di 2 euro/kg di idrogeno”.

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