Ex Ilva, ripercussioni anche sulla Cimolai di Pordenone

Il braccio di ferro tra Governo e ArcelorMittal potrebbe avere ripercussioni sull'azienda friulana impegnata a Taranto con una commessa da 250milioni di euro per la copertura dei parchi minerali e fos...
Daniele Micheluz
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La questione Ilva fa tremare Cimolai. L’azienda pordenonese è impegnata nella copertura dei parchi minerali e fossili dell’acciaieria di Taranto. Si tratta di una commessa da 250 milioni di euro sui 300 milioni totali dell’opera, la più importante che attualmente ha in mano il gruppo guidato da Luigi Cimolai. L’incertezza sul futuro pesa come un macigno. A un anno dalla firma del contratto che ha previsto l’affitto del gigante siderurgico ad ArcelorMittal, colosso mondiale dell’acciaio, quello che nel giro pochi mesi sarebbe dovuto diventare un acquisto definitivo, è tornato in discussione. ArcelorMittal ha inviato al Governo la disdetta del contratto di affitto e acquisto, avviando la procedura per restituire ai commissari gli stabilimenti e i dipendenti dell’ex Ilva. E i punti interrogativi restano anche dopo l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e i vertici dell’azienda che hanno ribadito al necessita di uno scudo penale. Una situazione che preoccupa non poco la Cimolai.

“Non possiamo che guardare con ansia a quanto sta accadendo – commenta Luigi Cimolai -. Il nostro contratto è con ArcelorMittal e se dovesse saltare tutto non so cosa potrebbe succedere. Certo le coperture stanno andando avanti e saranno ultimate, ma in questo Paese è veramente difficile fare impresa in questo modo. Anche lo Stato ha le sue colpe”, sottolinea l’ingegnere pordenonese. L’opera di copertura è di 355.600 metri quadrati e prevede due strutture metalliche alte 80 metri e larghe 254 per una lunghezza di 700 metri e un peso di circa 60.000 tonnellate.

La prima copertura sarà finita entro l’anno, la seconda nel 2020. In cantiere, al lavoro ci sono 350 operai che continuano a lavorare. “Noi proseguiamo nei nostri impegni – va avanti Cimolai – ma non vorremmo che tutto si risolvesse con una causa legale come nel caso delle opere che abbiamo realizzato a Tor Vergata e Reggio Emilia per le quali avanziamo ancora un sacco di soldi” conclude Cimolai.

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