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Far East Film Festival: 63 film proiettati su 5 schermi

Oggi la presentazione del programma della 23^ edizione. Ritornano gli eventi collaterali. Sarà allestita anche un'arena all'aperto nel prato del Visionario

Comincerà il 24 giugno la 23esima edizione del Far East Film Festival, che dopo lo scorso anno in streaming torna a organizzare eventi con il pubblico. Da giovedì 24  a venerdì 2 luglio in calendario ci sono 63 titoli, tutti provenienti dal sud est asiatico, tutti nati durante la pandemia e che raccontano da un lato l'emergenza e dall'altro la voglia e capacità di rinascere. Spettacoli in presenza, con cinque schermi, compresa un'arena all'aperto nel prato del Visionario. In più torneranno anche tutti gli eventi collaterali in città.

La presentazione alla stampa dell'edizione 2021 si è tenuta al cinema Visionario, un simbolo dei luoghi della cultura che hanno resistito alla pandemia. Inaugurato nella nuova veste anti-Covid il 26 settembre, chiuso il 26 ottobre per le stesse disposizioni anticovid, il Visionario ha riaperto il 26 aprile ed ospiterà, assieme al cinema Centrale, 6 anteprime mondiali, 11 internazionali, 22 europee, 21 italiane, con pellicole provenienti da Giappone, Hong Kong, Cina, Corea del Sud, Filippine, Malaysia, Taiwan, Thailandia, Indonesia e, novità di quest'anno, Macao e Myanmar. Il Visionario potrà inoltre contare su un'arena di circa 400 posti creata nel giardino antistante il multisala. 

La presentazione, a cura di Sabrina Baraccetti e Thomas Bertacche, ideatori dell'evento, si è aperta con un appello alla liberazione della giovane regista Ma Aeint arrestata in Myanmar durante gli scontri di piazza seguiti al colpo di stato militare che a febbraio ha rovesciato il governo elettivo di Aung San Suu Kyi. 

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Intervenendo sul palco, il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin si è soffermato innanzitutto sulla capacità imprenditoriale dimostrata dagli organizzatori, attivi da più di trent'anni sulla scena friulana e ideatori di un festival internazionale ormai noto in tutto il mondo. 

"Il cinema è stato agevolato rispetto ad altre forme di spettacolo perché ha potuto proiettare online i film in programmazione, ma a noi è mancata la socialità, il piacere di andare al cinema in compagnia, di confrontarsi sulle visioni. Auguro al Feff quindi di riportare tra noi anche il piacere di una rinnovata condivisione culturale" ha concluso Gibelli. Alla presentazione hanno preso parte, tra gli altri, anche il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, il sindaco di Udine, Pietro Fontanini con l'assessore comunale alla Cultura, Fabrizio Cigolot, e i rappresentanti degli sponsor.

"Appena mi insediai alla presidenza - ha ricordato Zanin - Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche vennero da me per parlare del prosieguo dei lavori di ristrutturazione delle sale, e per accelerare i tempi la Regione attivò un meccanismo di delega che ha funzionato benissimo, nell'ottica della collaborazione tra pubblico e privato: una scommessa vinta". Ma la nuova edizione del Festival - che torna a proporre numerosi appuntamenti in presenza dopo la rassegna interamente on line del 2020 - sarà insaporita da un'emozione speciale: "La pandemia è partita dalla Cina e da quel momento abbiamo vissuto un anno e mezzo molto difficile - ha osservato il presidente - , ma oggi arriva una sorta di restituzione grazie all'opera di tanti cineasti. Il Feff diventa insomma un ponte di riconciliazione nel segno dell'arte". Richiamandosi alle immagini dal Myanmar con cui Baracetti ha voluto aprire la conferenza stampa, Zanin ha infine insistito sul concetto di libertà: "Il cinema consente agli artisti di esprimere e rivelare al mondo idee, progetti e sogni di libertà, specie nei Paesi dove la democrazia non esiste. Voi date voce ed eco in questo modo a un bisogno incomprimibile di ogni essere umano, spesso testimoniato dalle persone più umili".

Alla presentazione ha partecipato pure l'assessore alla Cultura, Tiziana Gibelli, che ha spiegato le ragioni del convinto sostegno finanziario da parte della Regione. Il sindaco Pietro Fontanini e l'assessore Fabrizio Cigolot hanno invece insistito sui benefici per l'immagine di Udine, veicolata nel mondo anche grazie all'intraprendenza culturale del Cec.

"Il Far East Film Festival è un evento di valore enorme per il Friuli Venezia Giuli, non solo per il ruolo che si è saputo costruire nel panorama dei festival, ma anche per ciò che rappresenta per la diplomazia culturale con cui si mantengono relazioni  - ha spiegato Gibelli -. Oggi il Friuli Venezia Giulia non è più una barriera, bensì una porta verso Oriente, per ragioni geografiche, storiche, politiche ed economiche che hanno nei rapporti con l'Est uno dei propri assi fondamentali". 

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