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In Fvg un cittadino su cinque assiste una persona non autosufficiente: è primato

Nella stragrande maggioranza dei casi il supporto è in ambito familiare, sempre più spesso tra over 65. L'appello di Spi-Gcil: "Serve sostenere chi aiuta gli anziani in casa"

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«Una rete silenziosa di assistenza e un supporto fondamentale, anche se spesso invisibile, al welfare pubblico». Sono le persone, spesso anziane anch’esse, che si prendono cura di anziani o non autosufficienti. In Italia rappresentano il 17,4% della popolazione, ma superano il 20% in Friuli Venezia Giulia, la percentuale più alta a livello nazionale. Un primato, quello della nostra regione, confermato anche da una percentuale di “caregiver” familiari che sfiora il 17%, secondo l’ultimo rapporto Istat sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e in Europa.

Se le persone complessivamente impegnate in lavori o funzioni di assistenza ad anziani e autosufficienti sono 8,5 milioni a livello nazionale e quasi 250mila in regione, la maggior parte di questi, 7,3 milioni in Italia, 220mila in regione, non lo fa in forma di lavoro, ma nell’ambito di reti informali, prevalentemente familiari, di supporto e assistenza. Un “welfare” di vicinato che lo Spi, il Sindacato pensionati della Cgil, chiede di incentivare e di sostenere, «per favorire la permanenza in casa degli anziani, contenere il ricorso alla casa di riposo, che dovrebbe rappresentare l’ultima opzione, e sostenere costumi e stili di vita in linea finalizzati all’invecchiamento attivo, dando e sostanza alla legge regionale in materia, approvata nel corso dell’ultima legislatura», spiega Daniela Vivarelli, della segreteria regionale Spi. Dai dati Istat emerge anche come a svolgere il ruolo di caregiver siano in larghissima prevalenza donne e sempre più spesso «persone over 65 o anche over 75 che assistono altri anziani», e che la nostra regione, anche in virtù delle sue caratteristiche demografiche, «possa rappresentare un laboratorio avanzato sul fronte del supporto a queste reti di welfare informale e della sperimentazione di nuove forme di assistenza domiciliare ad anziani e non autosufficienti», dichiara ancora Vivarelli.

Quello dell’assistenza domiciliare è stato uno dei temi centrali, ma non l’unico, di un recente incontro tra le donne dello Spi tenutosi alla Cgil di Udine. Tra gli altri argomenti toccati anche la medicina di genere, le piattaforme di genere all’interno della contrattazione sociale, l’aumento dei casi di violenza sulle donne anziane e le prossime tappe della mobilitazione Cgil per contrastare il disegno di legge Pillon in materia di diritto di familglia, «una controriforma retrograda e oscurantista – spiega Vivarelli – contro la quale le donne del sindacato puntano a riprendere quanto prima la mobilitazione unitaria».

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