In Fvg un medico su cinque sta pensando di abbandonare il pubblico

A livello nazionale un professionista su due vorrebbe andare in anticipo in pensione. Un terzo tornando indietro nel tempo non si iscriverebbe a medicina
Alessandra Salvatori
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In Friuli Venezia Giulia quasi 1 medico su 5, il 18% dei professionisti, pensa di lasciare il servizio pubblico: la metà per trasferirsi nel privato, l’altra metà con l’intenzione di appendere al chiodo il camice. A sondare l’umore dei medici è un’indagine della Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, su un campione rappresentativo di camici bianchi di tutte le regioni italiane. A livello nazionale, al 46% dei professionisti balena l’idea di

tagliare in anticipo il traguardo della pensione, soprattutto per evitare futuri tagli alle pensioni, ma anche per sottrarsi ai carichi di lavoro eccessivi.

C’è comunque un 72% di professionisti in Italia che restano legati al pubblico, divisi equamente tra quanti motivano la scelta con la coscienza di voler garantire a tutti il diritto alla salute e quanti considerano come un valore la sicurezza del posto di lavoro.

Dall’indagine Fadoi emerge poi come un terzo dei medici, alle condizioni attuali potendo tornare indietro nel tempo non si iscriverebbe a medicina.

L’analisi di Fadoi punta ad analizzare le criticità nei reperti di medicina interna, che in media assorbono la metà dei ricoveri. Per il 55% il problema resta la carenza di personale medico e infermieristico. La scarsa valorizzazione del medico di medicina interna nell’organizzazione del lavoro ospedaliero è invece segnalata dal 27% degli internisti. La scarsa o mancata integrazione tra ospedale e servizi territoriali è indicata dal 18%. Quasi un plebiscito, osserva Fadoi, per l’utilizzo degli specializzandi a copertura dei vuoti in pianta organica, con solo il 27% che pensa possano mettere a rischio la qualità dell’assistenza. Infine, per ridurre le liste di attesa, per il 36% serve assumere personale, per il 18% occorre organizzare meglio le attività, per il 36% andrebbe invece ridotta l’inappropriatezza prescrittiva.

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