Iaquinta: «Da campione del mondo a vittima della giustizia italiana» / L’AUDIO

L'ex bianconero denuncia la sua situazione
Monica Tosolini

Vincenzo Iaquinta, campione del mondo ed ex attaccante dell’Udinese, continua a gridare l’innocenza sua e di suo padre Giuseppe, accusato di associazione mafiosa e condannato a 13 anni. Dopo la conferma in Appello della condanna a due anni per detenzione illegale di armi nel processo Aemilia, l’ex giocatore ha affidato alle proprie pagine social il suo sfogo in un videomessaggio, ripreso anche da ‘Repubblica’: “Fino a qualche anno fa ero un campione del mondo. Oggi con mio padre Giuseppe sono vittima della giustizia italiana. Nella mia vita non avrei mai pensato di dovermi difendere da un’accusa tanto infamante.. Non mi arrendo alla sentenza – continua Vincenzo – sono responsabile moralmente di difendere l’onestà di mio padre. Non mi sono mai sentito tanto solo e scoraggiato nella mia vita come in questo momento. Mi sento deluso perché per la seconda volta mio padre è stato condannato da uomini che non hanno giudicato in base alla realtà dei fatti. Una volta si può sbagliare, due inizia a diventare accanimento giudiziario. Una vita di una persona non può essere distrutta senza aver commesso quello di cui viene accusato”.

Iaquinta promette battaglia: “Non posso esimermi ad urlare l’innocenza di mio padre. Lo devo a lui che in questo momento è impotente, incredulo, sfiancato. Lo devo alla memoria di mia madre che si è lasciata morire dal dolore. Lo devo ai miei figli. Oggi sono un uomo stanco, le mie gambe non corrono più. La mia testa corre più veloce cercando una soluzione. Non cerco pietà, un miracolo o la compiacenza di nessuno. Voglio solo giustizia, verità. Mio padre è in carcere per errore e finché non si ammetterà la verità, la mia voce non smetterà di urlare la sua innocenza. Da ora io sono Giuseppe Iaquinta, condannato da innocente”.

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