In migliaia alla golosissima Festa della Pitina/FOTO E VIDEO

Tantissime le specialità sulle bancarelle allestite a Tramonti di Sopra
Paola Treppo
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In migliaia hanno raggiunto questa domenica la splendida Val Tramontina per la Festa della Pitina. Nel piccolo e pittoresco borgo di Tramonti di Sopra sono stati allestiti tantissimi stand con ogni tipo di leccornia e delizia.

Non solamente prodotti italiani ma anche da Polonia, Ucraina, Slovacchia, Armenia e poi dal Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Piemonte, Lombardia e Lazio. Prodotti unici e di tradizione lontane.

Oggi ci siamo andati per voi e abbiamo scoperto il formaggio di capra armeno: è condito con erbe e carta verde. Questo formaggio viene increspato in vasi di terracotta per più di 3 mesi; non contenendo additivi chimici, questo formaggio viene tenuto in acqua salata per 40 giorni, quindi sbriciolato e mescolato con le erbe. Per la sua conservazione il vaso di terracotta viene ermeticamente chiuso con un tappo di cera d’api.

Sempre della Armenia un salume fatto con carne di capra e di mucca, mescolata l’una all’altra; si chiama Sujukh e il suo segreto è il brandy che viene usato al posto dell’acqua e che rende la carne molto morbida. L’aroma, molto particolare, è dovuto a una miscela di condimento a base di erbe tra cui pepe nero cumino e santoreggia dei campi.

Dalla Polonia, dal circuito Slow Food, il succo di betulla, un probiotico da bere come medicamento la mattina.

E sempre dalla Polonia il pane figurativo simbolico di Dolny Slask, composto da farina di segale, uova, miele, burro, pepe nero e spezie; è un prodotto della Bassa Slesia che in alcune parti ricorda i dolci natalizi sloveni, dolci decorati che vengono prodotti nelle case delle famiglie delle Valli del Natisone ancora oggi, sebbene ormai raramente.

Si tratta di una sorta di pane dal profondo significato simbolico. Ha una tradizione di 726 anni che lo riporta all’epoca medievale. Questo pane speziato veniva prodotto artigianalmente da almeno un produttore in ogni importante città della Slesia.

Gli artigiani utilizzavano degli stampi in legno, di ceramica o di cera per stampare questo pane figurativo che si chiama Piernik. Ogni stampo diventava prezioso cimelio di famiglia, tramandato da generazione in generazione. Gli stampi avevano varie forme e ornamenti con significato simbolico: il cuore, la mano, la gallina, il gallo, il cane il gatto, la mucca, la signora, il cacciatore, il cestino di farina, l’albero della vita, il pesce, le quattro viti o la rosetta.

Venivano regalati in occasioni importanti come doni simbolici quali il desiderio di salute, l’amore felice, le buone capacità scolastiche, l’infanzia felice.

Per questo motivo il pane Piernik non veniva mangiato sebbene a fosse un buon alimento: era troppo costoso per essere per trasformarsi in cibo. 

Veniva esposto nelle case per dimostrare la ricchezza dei proprietari. I vecchi Piernik polacchi erano fatti di burro, farina di segale o frumento, zucchero o miele.

Oggi alcuni produttori hanno aderito al presidio Slow food del Piernik per mantenere la tradizione riproducendo il pane figurativo tradizionale stampato con stampi storici, utilizzando ingredienti “buoni, puliti, giusti e locali” come ci spiega la referente di Slow Food della Polonia presente in Val tramontina. Il polacco Piernik deriva dalla parola polacca “pepe” cioè “piccante”.

In Polonia tutte le spezie straniere venivano denominate Pepe insieme alle altre spezie come coriandolo, cannella, fenditure e lavanda. 

Tra le altre varie curiosità gastronomiche in festa anche l’aceto di mele e l’aceto di ciliegie della Croazia, la carne secca e la frutta secca dell’Ucraina. Trionfo di formaggi e salumi, poi in tutte le bancarelle del paesino. Non poteva mancare la polenta, cucinata sotto i nostri occhi.

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