Inchiesta mense scolastiche, l’opposizione attacca Fontanini e Battaglia

L'inchiesta sulle forniture alle mense scolastiche udinesi ha scoperchiato in qualche modo un vaso di Pandora, quello stesso contenitore che da mesi l'opposizione in Consiglio comunale chiedeva alla G...
Giancarlo Virgilio
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L’inchiesta sulle forniture alle mense scolastiche udinesi ha scoperchiato un vaso di Pandora, quello stesso contenitore che da mesi l’opposizione in Consiglio comunale chiedeva alla Giunta Fontanini di aprire, per dare voce alle lamentele dei genitori e alle segnalazioni dei rappresentanti mensa. Non a caso, dopo la protesta del panino, le forze di centrosinistra avevano chiesto le dimissioni dell’assessore Battaglia, poi respinte dalla maggioranza durante l’ultimo consiglio comunale.

La Giunta Fontanini è stata troppo attendista e comprensiva nei confronti della ditta appaltante. A sottolinearlo è il capogruppo di Progetto Innovare, Federico Pirone, uno dei primi consiglieri a intervenire sul caso già dallo scorso settembre. “Il sindaco prenda una decisione e si assuma le responsabilità politiche di questa situazione”, sbotta l’ex assessore alla Cultura.

Per nulla sorpreso dalle indagini il capogruppo del Pd, Alessandro Venanzi. “Purtroppo uno dei servizi fiori all’occhiello del comune di Udine, si è trasformato in un punto di debolezza – sottolinea il dem -. Spiace constatare l’assordante silenzio del sindaco, visto che a pagare saranno i nostri figli”.

“Già a suo tempo avevamo chiesto accertamenti e controlli alla Giunta comunale sull’affidamento del servizio”, aggiunge Lorenzo Patti, capogruppo di Siamo Udine. “Di fatto, l’appalto non rispetta i principi richiesti per la Pubblica Amministrazione, come previsto dall’articolo 97 della Costituzione, in particolare il ‘buon andamento e i principi di efficienza e trasparenza”. “Si è perso troppo tempo senza risolvere i problemi – aggiunge Patti -. Ritardi che hanno generato ulteriori peggioramenti nel servizio”.

Leggo che l’assessore Asia Battaglia non intende dimettersi perché le indagini a carico suo sono un atto dovuto e che il Comune è parte lesa – premette il capogruppo di Prima Udine, Enrico Bertossi –. In realtà l’unico atto dovuto sono le sue dimissioni visto che ha difeso l’indifendibile ignorando quanto documentato dai genitori per settimane e settimane. Parte lesa sono i bambini e le loro famiglie oltre che gli insegnanti ai quali sono stati propinati pasti indecenti senza che sindaco e giunta muovessero un dito, anzi!” 

“La giustizia farà il suo corso, ma la domanda è: perché il Comune di Udine per un intero anno scolastico non ha ascoltato le osservazioni puntuali dei rappresentanti dei genitori nelle commissioni mense?”, si chiede il capogruppo di Prima Udine, Enrico Bertossi.

“Quello che è accaduto oggi è solo l’epilogo di un anno disastroso, in cui eravamo tacciati d’essere mistificatori, che ingigantivano il problema e strumentalizzavano la situazione”, rincara Rosaria Capozzi, capogruppo del M5S. “E’ giusto che, visto il protrarsi del problema, il sindaco intervenga in prima persona, dando anche seguito ad un impegno preso con le famiglie stesse. I nostri figli – prosegue la pentastellata – non possono continuare ad essere cavie. I cittadini si aspettano risposte risolutive”.

Nel frattempo, il caso arriva anche in Regione, dove, il consigliere regionale di Patto per l’Autonomia, Massimo Morettuzzo, chiede venga varata una nuova normativa per gli appalti pubblici.  “E’ assurdo che le pubbliche amministrazioni della nostra regione si siano trovate ad affidare un servizio così importante come quello delle mense scolastiche ad una impresa completamente estranea al nostro territorio, con risultati indecorosi e numerose criticità ora al vaglio degli inquirenti per di più in un ambito così delicato come quello dell’alimentazione dei bambini”. “Queste distorsioni hanno conseguenze dirette sia sui servizi resi ai cittadini sia sul tessuto economico locale – argomenta il capogruppo – eppure evitarle sarebbe possibile sfruttando quello strumento formidabile che è la nostra specialità regionale”.

Preoccupata per le possibili ricadute sui servizi e sui lavoratori la Filcams Cgil. La sigla, più volte negli ultimi mesi, assieme alla Funzione pubblica Cgil, aveva evidenziato criticità riguardo alla gestione complessiva degli appalti del comune capoluogo. Solo qualche settimana fa, aveva evidenziato al sindaco e alla dirigente preposta la necessità di definire un protocollo condiviso di buone prassi per la costruzione di bandi d’appalto che garantissero qualità, occupazione e continuità dei servizi.

“Dal Comune di Udine, però, – sottolineano Francesco Buonopane, Sandra Bortuzzo, Ingrid Peres eMassimo Caifo – c’è stata chiusura quasi completa e la materia è stata derubricata a questione meramente tecnica, affidata esclusivamente al controllo dei dirigenti”. 

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