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Invasione e moria di topi in Friuli: nessun mistero né suicidio di massa

Nessuna conferma di presenza di Hantavirus. Appello dell'esperto che invita i comuni a non avviare derattizzazioni con veleni

L'inverno anomalo - poco freddo e con gelate tardive - e la primavera secca sono forse i due fattori principali che hanno favorito l’impressionante invasione di topi che si sta verificando da fine aprile in Friuli, dal Pordenonese al Tarvisiano.

Il fenomeno, infatti, si deve essenzialmente a causa della produzione eccesiva di seme pesante da parte del faggio e dell’abete rosso, piante che per contrastare i climi estremi, reagiscono provocando un'abbondante nascita di gemme e di pigne, frutti ideali per l’alimentazione dei micro mammiferi forestali in periodo riproduttivo.

Due le specie di roditori interessate da questa abnorme prolificazione: ovvero l'arvicola rossastra e il topo selvatico dal collo giallo.

Come ci spiega lo zoologo del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, Luca Lapini, questo fenomeno, noto anche con il nome di pullulazione, si era già verificato nel 2012 e nel 1993, ma generalmente si ripete a intervalli di 3-5 anni. Questo anno, però, è davvero straordinario e vasto, tanto da aver interessato anche il Veneto, la Carinzia, la Croazia e la Slovenia.

Non poche le segnalazioni, ad esempio, di centinaia e centinaia di topi trovati morti all’interno di pozze d’acqua e di fiumi, tanto da generare paura e preoccupazione tra i residenti e gli albergatori

Le scene, impressionanti e raccapriccianti per molti, non devono però trarre in inganno. Non è in atto nessun allarme sanitario in Italia o in regione né bisogna preoccuparsi della possibile presenza di Hantavirus. L’unico caso registrato poche settimane fa, è infatti d’importazione.

Nel frattempo è consigliabile allontanare gli animali utilizzando i vecchi rimedi meccanici. Assolutamente da evitare, invece, le derattizzazioni con prodotti che potrebbero avvelenare l’intera catena alimentare di cui questi piccoli roditori sono la base trofica.

Lapini, infine, sottolinea come il fenomeno si esaurirà naturalmente nel giro di 12-24 mesi.

L'intervista completa

Nel SERVIZIO VIDEO LE IMMAGINI REALIZZATE DA:

FOTO CORNACCHIA FABRIZIO FLORIT Ufficio Biodiversità Regione Fvg (Lauco)

FOTO ALEXSANDRA MARESCHI Stazione forestale di Pinzano al Tagliamento (Pielungo)

FOTO ALEXSANDRA MARESCHI fiume Arzino (Pert)

VIDEO ADRIANO LORENZINI (fiume Arzino - Chiamp)

FOTO ANTONIO BORGO (Arvicola rossastra)

FOTO ALEXSANDRA MARESCHI (Topo selvatico collo giallo)

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