La rivolta del panino preoccupa, «Chiesto un nuovo protocollo di gestione degli appalti di servizi»

«Un nuovo protocollo di gestione degli appalti di servizi, che possa definire le linee guide per la costruzione dei singoli capitolati nel segno dell’efficienza del servizio e della qualit...
Redazione

Questa mattina, 185 famiglie (delle 210 coinvolte) avevano deciso di proseguire la ‘Battaglia del panino’ avviata lo scorso venerdì nella scuola elementare Alberti di Udine. Non avendo avuto risposte e garanzie adeguate in merito al servizio mensa, la volontà dei genitori era quella di prolungare lo sciopero con l’astensione ai pranzi, almeno fino al termine dell’anno scolastico.

A fermare la protesta, però, ci ha pensato la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo IV, Maria Cacciola: per motivi di sicurezza, infatti, sarebbe impossibile “garantire la sorveglianza ai bambini che mangiano il pasto portato da casa, in quanto devono essere sorvegliati prioritariamente i bambini che mangiano in mensa”. 

Nel frattempo, oltre alla petizione lanciata sul portale change.org per chiedere un servizio di refezione adeguatoè stato attivato nelle scorse ore un sondaggio di valutazione sui pasti consumati in mensa. L’obiettivo, spiegano i referenti, è fare in modo che da settembre agli alunni sia assicurato un servizio migliore.

In attesa delle risposte che la Giunta comunale darà al consiglio Comunale di questa sera, sul tema è intervenuta anche la Filcams-Cgil di Udine, preoccupata per le tensioni che stanno caratterizzando i rapporti tra le famiglie, il Comune di Udine e la ditta titolare dell’appalto di ristorazione scolastica. La responsabile del comparto appalti della segreteria provinciale, Ingrid Peres, ha chiesto di definire un nuovo protocollo di gestione degli appalti di servizi, con la costruzione di singoli capitolati che permettano di migliorare l’efficienza del servizio e la qualità occupazionale

«Servono nuove linee guida. Ci preoccupa e ci rammarica – dichiara Peres – che vi siano ancora malumori sul servizio e che le azioni di protesta messe in campo in questi ultimi giorni coinvolgano anche le lavoratrici del servizio mensa, che svolgono al meglio il proprio compito e che hanno un rapporto diretto con i bambini, il corpo docente e le famiglie, mettendoci quotidianamente la faccia. Ricordiamo infatti che la riduzione del servizio equivale a minor lavoro con ripercussioni pesanti sugli orari e sul reddito del personale coinvolto, in un settore colpito da lunghi periodi di cassa integrazione causa Covid e caratterizzato da regimi di orario e livelli salariali già bassi».

Da qui la proposta di una revisione condivisa delle regole alla base dei capitolati d’appalto. «Non basta più monitorare l’appalto una volta aggiudicato – sostiene Peres – ma risulta sempre più fondamentale la condivisione dall’origine di regole e direttive tra tutti i soggetti coinvolti, ciascuno per quanto di propria competenza, al fine di costruire capitolati sostenibili dal punto di vista sociale ed economico». Quanto alla situazione venutasi a creare, la Filcams-Cgil ribadisce quanto già sostenuto nello scorso autunno, in occasione del confronto con la ditta e il comune, richiesto dalle organizzazioni sindacali dopo le problematiche emerse a inizio anno scolastico in seguito al cambio d’appalto. «In quell’occasione – ricorda ancora Peres – erano stati condivisi impegni importanti per arrivare all’obiettivo comune di un servizio di qualità, nella piena tutela sia degli utenti che dei lavoratori, anche a fronte delle importanti modifiche introdotte rispetto all’appalto precedente. Alla luce delle criticità nuovamente esplose nelle ultime settimane va chiarito che la ditta aggiudicataria opera sulla base di un capitolato predisposto dal Comune, che prevede tra le altre cose la possibilità di preparare i pasti in un centro cottura situato a non più di 45 minuti di percorrenza nelle scuole, riducendo drasticamente quanto l’impresa è chiamata a produrre nei singoli plessi. Precisato che questa non è una scelta organizzativa dell’impresa ma una condizione prevista dal Comune, dopo 8 mesi di servizio e di quotidiani adeguamenti legati ai protocolli covid, molti aspetti tecnici e organizzativi risultano migliorati».

Anche per questo la Cgil, ribadendo «preoccupazione e rammarico per le ripercussioni delle azioni di protesta sulle condizioni e sul reddito delle lavoratrici coinvolte», chiede di avviare un nuovo confronto tra le parti, «che può essere il primo passo avanti per individuare soluzioni durature nell’interesse di tutti per il presente e anche in vista del prossimo anno scolastico, toccando anche alcuni punti come la commissione mensa e la gestione delle segnalazioni, che potranno non sembrare problematiche sindacali, ma in realtà incidono fortemente sul lavoro del personale e sul quotidiano rapporto con gli utenti».

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