Lavoro: nel 2023 in Fvg previsti 300 disoccupati in più

Il numero delle persone senza lavoro subirà una leggerissima contrazione soprattutto nel Pordenonese. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA
Redazione

In Friuli Venezia Giulia le previsioni economiche riferite al 2023 non saranno particolarmente rosee; la crescita del Pil e dei consumi delle famiglie, rispetto all’anno in corso, è destinata ad azzerarsi. Tuttavia il mercato del lavoro non subirà contraccolpi negativi. Anzi. Il numero delle persone senza lavoro subirà una leggerissima contrazione pari a poco più di 300 unità. Per contro, nelle regioni del Centro-Sud l’incremento dei disoccupati sarà veramente preoccupante. Nella nostra regione, invece, il numero assoluto dei senza lavoro scenderà a quota 27.716, mentre il tasso di disoccupazione calerà dal 5,7 al 5 per cento, contro una media nazionale che si attesterà all’8,4 per cento. Un dato, quello del FVG, in linea con le migliori performance registrate dalle regioni più avanzate in UE. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha elaborato i dati Istat e le previsioni Prometeia.

Solo a Pordenone aumentano i senza lavoro

A livello provinciale l’unica realtà che in Friuli Venezia Giulia subirà un aumento della disoccupazione sarà Pordenone (+230 unità, pari al +4,6 per cento rispetto al 2022). Le altre 3 realtà, invece, registreranno una diminuzione del numero dei disoccupati, in particolar modo a Gorizia (-141 pari al -3,6 per cento).

I settori più a rischio

Sebbene non sia per nulla facile stabilire in questo momento i settori che nel 2023 rischiano di essere interessati dalle riduzioni lavorative, pare comunque di capire che i comparti manifatturieri, specie quelli energivori e più legati alla domanda interna, potrebbero subire dei contraccolpi occupazionali, mentre le imprese più attive nei mercati globali tra cui quelle che operano nella metalmeccanica, nei macchinari, nell’alimentare-bevande e nell’alta moda saranno meno esposte. Non solo, stando al sentiment di molti esperti e di altrettanti imprenditori friulani e giuliani, i trasporti, la filiera automobilistica e l’edilizia, quest’ultima penalizzata dalla modifica legislativa relativa al superbonus, potrebbero registrare le perdite di posti di lavoro più significative, forse anche in FVG.

Preoccupa la tenuta del lavoro autonomo

Con l’avvento della crisi e il forte calo dei consumi delle famiglie, i lavoratori autonomi rischiano di subire le “perdite” maggiori. La crisi pandemica e quella energetica, infatti, ha colpito soprattutto le partite Iva che, a differenza dei lavoratori subordinati, sono sicuramente più fragili. Ricordiamo, infatti, che hanno pochissime tutele: rispetto ai dipendenti, ad esempio, non dispongono di malattia, ferie, permessi, Tfr e tredicesime/quattordicesime. In caso di difficoltà momentanea non hanno né cassaintegrazione né, in caso di chiusura dell’attività, di NASPI1. Inoltre, come ricorda sempre l’Istat, il rischio povertà nelle famiglie dove il reddito principale è riconducibile a un autonomo è superiore a quelle dei dipendenti.

A repentaglio la coesione sociale

La chiusura di tantissime piccole attività economiche è riscontrabile anche a occhio nudo anche in FVG; basta girare a piedi per accorgersi che sono sempre più numerosi i negozi e le botteghe con le saracinesche abbassate 24 ore su 24. Il rischio di mettere a repentaglio la coesione sociale è molto forte. Le chiusure stanno interessando sia i centri storici sia le periferie delle nostre città, gettando nell’abbandono interi isolati, provocando un senso di vuoto e un pericoloso peggioramento della qualità della vita per chi abita in queste realtà. Meno visibile, ma altrettanto preoccupante, sono le chiusure che hanno interessato anche i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti che svolgevano la propria attività in uffici/studi ubicati all’interno di un condominio. Insomma, le città stanno cambiando volto: con meno negozi e uffici sono meno frequentate, più insicure e con livelli di degrado in aumento. La moria di attività sta colpendo anche coloro che storicamente sono sempre stati in concorrenza con i negozi di vicinato; ovvero i centri commerciali. Anche la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) è in difficoltà e non sono poche le aree commerciali al chiuso che presentano intere sezioni dell’immobile precluse al pubblico, perché le attività presenti precedentemente hanno abbassato definitivamente le saracinesche.

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