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Il limite di residenza per gli incentivi occupazionali del Fvg è incostituzionale

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'art. 88. Soddisfatti Asgi, Cgil, Cisl e Uil: "Dalla suprema Corte un contributo per una gestione corretta e non discriminatoria del mercato del lavoro"

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La Corte Costituzionale, con la pronuncia n. 281/2020, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 88 della L.R. Friuli Venezia Giulia n. 9/2019 che limitava la concessione di incentivi occupazionali alle imprese per le assunzioni, l’inserimento o la stabilizzazioni di lavoratori  solo ai casi in cui i lavoratori assunti fossero residenti continuativamente nel territorio regionale da almeno cinque anni.

Cgil, Cisl e Uil del Friuli Venezia Giulia salutano con favore la recente sentenza con cui la Corte Costituzionale (281/2020) ha giudicato illegittima la norma contenuta nella legge regionale 9/2019 (e successivamente inserita anche nella legge 17/2020 sul lavoro), che prevede incentivi alle aziende che assumono lavoratori disoccupati a seguito di crisi aziendali se residenti da almeno 5 anni nel territorio regionale.

Si tratta di una disposizione che le i sindacati avevano in varie occasioni denunciato come discriminatoria, in quanto ingiustamente penalizzante nei confronti di chi, pur colpito da crisi verificatesi sul territorio regionale, non abbia maturato i richiesti requisiti di residenza. Con la bocciatura della norma viene ripristinata quella parità di trattamento, principio non negoziabile per le organizzazioni sindacali confederali, che permetterà a tutti di beneficiare degli incentivi previsti e delle maggiori opportunità di trovare un nuovo lavoro ad essi connesse.

Positivi anche gli effetti sul lavoro transfrontaliero, con particolare riferimento a lavoratori residenti nei paesi limitrofi che si dovessero trovare nella condizione di aver perso il proprio posto di lavoro. Su questo specifico aspetto, Cgil, Cisl e Uil sottolineano che, lungi da avere conseguenze negative come quelle lamentate da parte della Giunta regionale, questa sentenza apre finalmente la strada alla possibilità di comporre in modo non discriminatorio il quadro giuridico del lavoro frontaliero in Friuli Venezia Giulia, con norme che finalmente incentivino l’emersione dal sommerso. È necessario che tutti gli attori coinvolti lavorino congiuntamente per la rimozione di ogni ostacolo verso questo obiettivo, al fine di raggiungere quanto prima un mercato del lavoro finalmente regolamentato in modo equo e pienamente rispettoso del principio della parità di trattamento. Solo così sarà possibile sconfiggere il lavoro nero e irregolare, con ovvi benefici non soltanto sui lavoratori transfrontalieri, ma anche sulle entrate contributive e fiscali.

Il senso del giudizio della Consulta non è quello di aprire all’erogazione di misure di welfare a vantaggio di persone che sono residenti in altre regioni o in altri paesi, bensì di restare nell’alveo della legislazione nazionale e comunitaria, creando le premesse per un mercato del lavoro correttamente regolamentato. E tutelando, in linea con i principi comunitari, anche i diritti di chi, pur non risiedendo in regione, lavora continuativamente alle dipendenze di aziende o famiglie del Friuli Venezia Giulia.

Cgil, Cisl e Uil, pertanto, si appellano al Governo regionale perché non corra, come annunciato, alla ricerca di nuove soluzioni per mantenere inalterato il principio della tutela preferenziale dei residenti in Friuli Venezia Giulia, posto che quest’azione si rivelerebbe non solo incompatibile con la legislazione comunitaria, ma anche improduttiva e dannosa, alla lunga, nell’ottica di una gestione corretta ed efficace del mercato del lavoro.

Soddisfatta anche l'Asgi, l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'immigrazione. L’ASGI, infatti, già in passato aveva segnalato la illegittimità della legge inviando una lettera a tutti i Consiglieri regionali del Friuli con la quale chiedeva una immediata modifica della disposizione successivamente impugnata dal Governo.

Secondo l’ASGI tale normativa sfavoriva il reinserimento di lavoratori di altri Paesi membri dell’Unione Europea residenti nel FVG o dei lavoratori frontalieri (ma anche dei lavoratori italiani provenienti da altre Regioni!), i quali avendo già svolto un’attività lavorativa nel FVG, avevano sviluppato un nesso sufficiente con il territorio regionale per poter concorrere alle politiche attive del lavoro e di reinserimento lavorativo, in condizioni di piena parità di trattamento con i lavoratori autoctoni.

La pronuncia della Consulta rappresenta dunque l’ennesima conferma di una ormai consolidata giurisprudenza costituzionale secondo cui l’introduzione di un requisito di lungo residenza per accedere ad agevolazioni o contributi statali costituisce un requisito contrario al principio di ragionevolezza non essendoci alcuna ragionevole correlazione tra la prestazione (o l’incentivo pubblico come nel caso di specie) e il requisito stesso.

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