Mai più fascismo, a Palmanova la sottoscrizione per sostenere la proposta di legge popolare

Thomas Trino, assessore comunale alla politiche giovanili: "Da tempo, purtroppo, riemergono simboli inneggianti al fascismo e al nazismo, anche nella nostra città. Si manifestano atteggiam...
Redazione

Thomas Trino, assessore comunale alla politiche giovanili: “Da tempo, purtroppo, riemergono simboli inneggianti al fascismo e al nazismo, anche nella nostra città. Si manifestano atteggiamenti e si difendono ideologie che dovrebbero appartenere a un passato che non può e non deve più ripetersi. Sui social media, nelle testate giornalistiche, nelle dichiarazioni politiche, intolleranza e nostalgia del periodo fascista sono spesso oggetto di discussione. Ma il fascismo non è un’opinione come tutte le altre, va condannato in ogni sua forma, senza se e senza ma. Per questo invitiamo tutti a firmare la richiesta di una legge dedicata”.

E aggiunge il Sindaco Francesco Martines: “Crediamo nel valore della persona e della dignità umana. Principi cardine che vanno sempre protetti e valorizzati. Forme di intolleranza, qualunque esse siano, e di propaganda della stessa, devono essere combattute con l’aiuto di una legislazione adeguata a contrastarne le derive, favorendo forme di integrazione e di reciproco rispetto tra gli esseri umani”.

È proprio cronaca di questi giorni la scoperta di alcune scritte vandaliche su Porta Cividale a Palmanova, su un muro di Jalmicco e sull’asfalto antistante l’Ospedale Civile, inneggianti a simboli nazisti e riportanti scritte di stampo razziale.

L’Anagrafe antifascista è una comunità virtuale di valori, aperta a tutti coloro che si riconoscono in una serie di principi enunciati sulla “Carta di Stazzema”, approvata dal Comune di Stazzema (LU).

Con la firma si richiede di inserire, nel libro secondo del Codice Penale, un articolo che specifichi che «chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco […] anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni[…]».

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