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Modello Friuli: dalla ricostruzione post sisma a quella post pandemica

Questo l'obiettivo del convegno organizzato dall'Università di Udine che ha richiamato docenti di diverse aree scientifiche ed esponenti delle istituzioni e del mondo del lavoro

L'esperienza del terremoto ha insegnato che la ricostruzione è stato il momento più complesso dell'emergenza, ma oggi il grande sforzo che abbiamo davanti è una ricostruzione immateriale che è molto più delicata: la gestione della pandemia impone salti in avanti coraggiosi, ad esempio nella gestione dei processi in un'ottica di multidisciplinarietà.

È uno tra i concetti che il vicegovernatore con delega alla Salute e Protezione civile Riccardo Riccardi ha apportato nel corso del convegno "A 45 anni dal terremoto del Friuli: verso la ricostruzione post Covid-19", organizzato dall'Università di Udine nell'anniversario del sisma del settembre 1976, nell'auditorium Pasolini di Palazzo di Toppo Wassermann: il convegno ha messo attorno al tavolo virtuale un gruppo di docenti di diverse aree scientifiche, esponenti delle istituzioni e del mondo del lavoro, in modo da esplorare come l'esperienza del terremoto in Friuli possa fornire spunti di riflessione per integrare nella "ricostruzione post Covid-19", gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall'Agenda 2030, i progetti e le riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Rimettere al centro delle scelte di salute l'equilibrio tra ospedale e sistema territoriale e l'appropriatezza, rivedere il rapporto tra sanità e medicina generale, un grande investimento nel capitale umano ed una decisa implementazione della digitalizzazione: questi i ritardi da colmare, secondo l'esponente della Giunta, alla luce dell'esperienza della gestione della pandemia.

Dal punto di vista invece della Protezione civile il passo avanti suggerito dal vicegovernatore è quello di rivedere le dotazioni e i percorsi formativi in base a rischi non solo fisici. Dopo i saluti del rettore dell'Università di Udine, Roberto Pinton, i lavori sono stati introdotti e moderati da Stefano Grimaz, titolare della cattedra Unesco in "Sicurezza intersettoriale per la riduzione dei rischi di disastro e la resilienza" dell'Ateneo friulano, a cui sono seguiti, tra gli altri, gli interventi di Nicola Casagli, presidente dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) e di Silvio Brusaferro (da remoto), presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss).

"La sfida della ripresa dalla pandemia Covid-19 – afferma il rettore, Roberto Pinton – pone oggi sul tavolo aspetti che possono trovare analogie e spunti di riflessione nell’esperienza della ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976. Quest’ultima, infatti, può essere vista come un vero e proprio esempio di ripresa e resilienza".

"La ricostruzione post-terremoto ha puntato – spiega Stefano Grimaz – non già a un ripristino della situazione ex ante, ma a porre in atto una vera e propria transizione verso un “Friuli che guardasse al futuro” integrando in modo organico il concetto di sviluppo: l’autostrada, il raddoppio ferrovia, nuovi standard edilizi, la protezione civile, l’università e molto alto".

In tale processo, "con la nascita dell’Ateneo friulano – sottolinea Pinton – la conoscenza ha assunto un ruolo centrale a supporto allo sviluppo del territorio, in una visione fortemente rivolta alle future generazioni. Oggi, come allora, si guarda alle future generazioni, il contesto, invece, è completamente cambiato: molto più complesso e dinamico. Nel post Covid, quindi, forse più di allora la conoscenza volta ad un nuovo "fare pensato" per affrontare le sfide poste dall’incertezza e dalla complessità, dovrebbe avere un ruolo fondamentale".

Le stesse Nazioni Unite, infatti, spiega Grimaz, "sottolineano l’importanza di seguire una visione d’insieme proiettata verso un futuro più sostenibile, equo e inclusivo fondato su un approccio basato sul sapere scientifico e sulla prevenzione dei rischi. La sfida è quella di saper contestualizzare e finalizzare le varie azioni coniugando le più avanzate conoscenze scientifiche con quanto si è imparato dall’esperienza e in questo senso l’esperienza della ricostruzione del Friuli può aiutarci molto".

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