Morti bianche, fisco, lavoro: giovedì 11 aprile si ferma il lavoro privato

Giovedì 11 stop di 4 ore in tutti i settori, 8 nell’edilizia. In Fvg due presidi, entrambi a Udine
Redazione

Quattro ore di sciopero in tutti i comparti del lavoro privato, estese a 8 ore nell’edilizia, il settore più esposto all’emergenza infortuni, per numero e gravità. È la sicurezza, infatti, il primo tema dello sciopero generale indetto dalle segreterie nazionali di Cgil e Uil per giovedì 11 aprile. Anche in Friuli Venezia Giulia si alzerà forte il grido d’allarme per l’escalation di infortuni e di morti sul lavoro che ha caratterizzato il 2023 e purtroppo anche questo inizio di 2024, che registra già 119 morti sul lavoro a livello nazionale tra gennaio e febbraio, contro le 100 dei primi due mesi del 2023, e un incremento del 7% degli infortuni complessivamente denunciati.

BASTA MORTI SUL LAVORO Anche in regione la tendenza vede un incremento degli infortuni e dei morti: 2.343 i casi denunciati tra gennaio e febbraio, in crescita del 2,2% sul 2023, e 2 le morti bianche, una in più rispetto ai primi due mesi dello scorso anno. Dati che rafforzano l’allarme dei sindacati e le richieste di interventi urgenti, sia a livello nazionale che per le materie di competenza regionale. «Chiediamo innanzitutto di investire sul potenziamento degli organici degli ispettorati del lavoro e delle unità di prevenzione e vigilanza delle Aziende sanitarie, oggi pesantemente sottodimensionati e del tutto inadeguati a garantire l’efficacia dei controlli», spiega il segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga. Tra gli obiettivi, prosegue Piga, anche «il rafforzamento degli obblighi formativi, per lavoratori e imprese, la piena garanzia del diritto dei lavoratori a eleggere il proprio rappresentante della sicurezza, aziendale o territoriale, un sistema di patente a punti sulla sicurezza per le aziende, l’introduzione a livello normativo e contrattuale di regole più stringenti per le imprese che operano nella catena degli appalti e dei subappalti».

LE MANIFESTAZIONI Sarà in primis alla sicurezza sul lavoro, quindi, che saranno dedicati i due presidi in programma in regione giovedì, che si terranno entrambi a Udine dalle 10.30 alle 12.30, uno sotto la sede della Regione, in via Sabbadini, l’altra sotto il palazzo del Governo, in via Pracchiuso. Ma i lavoratori incroceranno le braccia e scenderanno in piazza anche per rilanciare i grandi temi della piattaforma sindacale unitaria su fisco, lavoro e pensioni: la riduzione della pressione fiscale su salari e pensioni, su cui ricade il 90% del gettito Irpef, il rafforzamento della lotta all’evasione, l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie e sugli extra-profitti legati ai rincari energetici e all’incremento dei tassi d’interesse, la detassazione degli aumenti contrattuali, l’abolizione della flat tax per il lavoro autonomo, a partire dai redditi più elevati, lo stop alle politiche fiscali basate su condoni e sanatorie, che incentivano l’evasione anziché contrastarla, nonostante ammontino a 90 miliardi le risorse sottratte ogni anno all’erario, al bilancio degli enti previdenziali, al finanziamento del servizio sanitario e del sistema di welfare, sempre più in affanno di fronte alla crescente domanda di salute e di assistenza.

INVESTIRE SUL LAVORO «Al centro dello sciopero – rimarca il segretario generale della Uil Fvg Matteo Zorn  – anche grandi temi come investimenti sostenibili, concorrenza, riforma delle pensioni. Manca da parte del governo una risposta fiscale all’erosione del potere d’acquisto dei redditi di lavoratori e pensionati, mentre si tollerano extraprofitti di aziende, si fanno sanatorie, concordati e condoni. Manca l’impegno per il rinnovo dei contratti collettivi e la rappresentanza sindacale, per la lotta alla precarietà, per la responsabilità sociale d’impresa. Mancano azioni di tutela del diritto alla salute e della sanità pubblica. Finché non ci sarà un cambio di rotta su queste aree, continueremo a mobilitarci». Questa la sfida su cui Cgil e Uil chiamano a raccolta una platea di oltre 400mila lavoratori interessati dalla mobilitazione, che abbraccia, come detto, tutti i settori privati, dal manifatturiero al terziario, dall’edilizia al trasporto locale, dalla logistica al commercio.

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