Alle Noghere il primo progetto di agricoltura verticale in zona franca

È stato presentato oggi a Trieste un progetto per riqualificare l’area delle Noghere tra Muggia e il capoluogo giuliano dove creare agricoltura
Andrea Pierini
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Rivoluzione green. Il porto di Trieste con il Comune di Muggia e il Coselag ha presentato il progetto che punta a riqualificare l’area che si sviluppa tra Muggia ed Aquilinia per un totale di 31,3 ettari. Tre saranno le destinazioni d’uso principali secondo il progetto di studio concepito in collaborazione con CRA – Carlo Ratti Associati: il parco dell’innovazione con l’area di zona franca, una vera e propria piattaforma per l’innovazione nella filiera agricola; il parco dell’energia con la produzione di energia pulita on-site attraverso la riconversione delle vecchie cisterne esistenti a batterie di energia pulita; infine la zona degli orti urbani con aree produttive ed orti utilizzabili da associazioni e privati. Oltre a piste ciclabili e pedonali che di fatto permetteranno l’apertura ai cittadini di zone da sempre destinate a imprese industriali. Dopo l’acquisto delle aree costate quasi 30 milioni di euro, il primo step con un investimento di 16,9 milioni,  consiste nella bonifica dei terreni e realizzazione di un piazzale e opere accessorie nel quadro degli interventi a Noghere complessivamente finanziati con 60 milioni di euro dal Fondo complementare al Pnrr. Il presidente dell’autorità portuale Zeno D’Agostino ha sottolineato come si voglia dare vita a un progetto di agricoltura verticale idroponica denominato orto franco, un unicum a livello mondiale visto che non esistono altre free zones dedicate ad attività agricole.

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