Nel 2022 in Fvg quasi 10mila occupati in più rispetto al 2021

Maggiore la crescita della componente femminile (+2.4%) rispetto a quella maschile (+1.7%). Si riduce il gender gap soprattutto nella fascia 35-49 anni
Redazione
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Servizio video di Daniele Micheluz.

L’occupazione in FVG tocca la quota record di 520mila occupati, valore più elevato di circa mille unità rispetto a quelli pre-grande recessione (2007) e in crescita anche rispetto al periodo pandemico (nel 2019 gli occupati rilevati dall’ISTAT erano 508mila circa). Il recupero rispetto al 2019 è stato netto, superando quanto perduto in termini di occupazione nel 2020. Nel 2022, pertanto, si contano circa 10mila occupati in più rispetto all’anno precedente (+2%). Da sottolineare, a tal proposito, la crescita più decisa dell’occupazione femminile (+2.4%) rispetto a quella maschile (+1.7%), mentre la distanza tra il tasso di occupazione maschile (75%) e quello femminile (61.9%) – il cosiddetto gender gap – scende dai 15 punti percentuali del 2021 a circa il 13% del 2022, un esito migliore di quello dell’area del Nord-Est (13.9), del Veneto (15.9) e dell’Italia nel suo complesso (18.1).

La riduzione maggiore del gender gap è per la classe 35-49 anni, valore che passa dal 18.3 al 13.8%. Non è un risultato da poco, visto che in questa fascia d’età ci sono molte famiglie con figli e la partecipazione femminile al mercato del lavoro tende a diminuire. È quindi di cruciale importanza per le politiche di conciliazione. Si tratta di una notizia positiva, che conferma l’effetto degli investimenti regionali sul sistema di welfare (cui bisogna ancora lavorare molto).

Misure nazionali e regionali a favore di un lavoro più stabile e di qualità

Il buon momento della produzione e dell’occupazione suggeriscono una riflessione, a livello nazionale, su due questioni fondamentali. Da un lato, l’eccessiva frammentazione di alcune carriere lavorative, ossia l’incidenza del lavoro a termine. Occorre stare in guardia sul ritorno ad una eccessiva facilitazione delle assunzioni a tempo determinato (reintroduzione della a-causalità e aumento delle proroghe ammissibili). Dall’altro si pone in modo molto chiaro il problema dei salari che non crescono in Italia da oltre 20 anni. La Regione da diversi anni utilizza in modo mirato al fine di incentivare soprattutto le assunzioni a tempo indeterminato e le stabilizzazioni, oltre a prevedere incentivi specifici in caso di assunzione di donne in maternità, con figli fino ai 5 anni.

 “Una domanda di lavoro che supera l’offerta pone al centro la questione della qualità del lavoro, in termini di aumento dei salari e di maggior continuità delle esperienze di lavoro. Occorre trovare un punto di equilibrio tra l’attrazione degli investimenti produttivi dati i bassi salari e l’aumento di questi ultimi, incidendo anche su una maggior redistribuzione dei guadagni di produttività relativi all’evoluzione tecnologica” commenta Carlos Corvino, Responsabile dell’Osservatorio regionale mercato del lavoro.

I datori di lavoro hanno risposto, in parte, alla crisi da “mismatch” aumentando le assunzioni stabili a partire dalla fine del 2021. Da questo punto di vista, si devono sottolineare due questioni rilevanti. Da un lato, i minori costi di licenziamento da un contratto a tempo indeterminato – meno vincolante dal 2015 in poi – dovrebbe, in un momento di crescita economica, portare a un ulteriore aumento del lavoro stabile. Dall’altro, come messo in luce da molti studi sull’impatto della flessibilità nel mondo del lavoro, l’eccessivo turn-over può spingere ad un disinvestimento in formazione professionale on-the-job, e quindi a un deperimento delle competenze e del loro trasferimento nel mercato del lavoro nel suo complesso.

Occupazione, disoccupazione e inattività: “effetto trascinamento” nel biennio 2022-2021

Siamo in un momento molto propizio per la crescita dell’occupazione, tanto che, come sappiamo, la domanda tende ora a superare l’offerta di lavoro, la quale, com’è noto, si sta erodendo a causa della regressione demografica. Si osserva una sorta di “effetto trascinamento”, con un’occupazione che cresce attraendo tanto i disoccupati – i quali scendono a quota 29mila circa, (-5.3%) – quanto gli inattivi in età da lavoro che nel corso del 2022 sono circa 202mila, (-3.2%).

A riguardo dei tassi, quello di occupazione tocca quota 68.5%. L’Istat rileva un tasso più elevato dell’Italia nel suo complesso (60.1%), prossimo a quello dell’area del Nord-Est (69%), superiore al vicino Veneto (67.8%). Il tasso di disoccupazione complessivo è pari a 5.4% (nel 2021 era 5.8%), quello femminile (nonostante una riduzione più marcata in termini percentuali) è più alto (6.7%, nel 2021: 7.5%) rispetto a quello maschile (4.3%). Infine, come detto, l’inattività diminuisce e il relativo tasso si attesta al 27.6% (nel 2021: 28.5%). Quest’ultimo è in linea con i valori del Nord-Est nel suo complesso (27.7%) e nettamente inferiore rispetto al territorio nazionale (34.5%)

Rallenta la crescita degli occupati nell’industria, mentre cresce nelle costruzioni

Dopo una crescita notevole dell’industria negli ultimi anni (+8.8% tra il 2018 e il 2021), nel 2022 il settore registra un numero di occupati pari a quasi 130mila unità (+0.6% rispetto al 2021), con una netta prevalenza della componente maschile (96.461, +0.3%) rispetto a quella femminile (quasi 33mila unità, +1.7%). Le costruzioni, che hanno avuto un andamento inaspettatamente altalenante negli ultimi trimestri, occupano nel 2022 circa 31.500 soggetti. Anche qui la componente maschile la fa da “padrona”: i maschi nelle costruzioni, prevalentemente in mansioni operative, sono quasi 27mila (-3.6%), mentre cresce la quota dell’occupazione femminile – questa volta in mansioni di natura più amministrativa – toccando il valore di quasi 4.500 unità (+82.4%).

Com’è noto, l’occupazione femminile prevale soprattutto nel comparto Commercio, alberghi e ristoranti (donne: 51.204; maschi: quasi 45mila) e in quello degli Altri Servizi: qui le donne occupate sono nettamente superiori (138.728, +3.1%) ai colleghi maschi (110mila, +3.9%).

Da questi dati emerge chiaramente che la regione ha una forte vocazione manifatturiera: lavorano nel settore circa un occupato su quattro nel complesso, tra i maschi addirittura uno su tre, prevalentemente con contratti più stabili, rispetto invece alla componente giovanile e femminile, più presente nel terziario tradizionale e avanzato. In questo caso, prevale un lavoro spesso a part-time talvolta involontario e meno stabile.” 

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