Morì in cartiera, in aula testimonia in lacrime la moglie

Il processo per la morte sul lavoro di Patrick Cattarinussi, morto nel 2018 nella cartiera di Ovaro, torna in aula. A testimoniale la moglie, in lacrime: “Quella mattina ci salutammo con un bacio e dicendoci ti amo".
Hubert Londero

“La mattina ci salutammo con un bacio e dicendoci ti amo, come ogni giorno”. La moglie di Patrick Cattarinussi, con la voce rotta dal pianto, ha ricordato così in Tribunale a Udine gli ultimi momenti trascorsi con marito il 23 ottobre 2018. Quel giorno il 35enne di Ovaro trovò la morte nella cartiera Reno De Medici, schiacciato dalla macchina tagliaquardanti sulla quale lavorava.

Per quella morte sono accusati di omicidio colposo il presidente del Cda della società, il direttore dello stabilimento e l’operaio preposto alla sicurezza. Secondo le accuse, i due dirigenti consentirono che la macchina fosse utilizzata nonostante l’assenza di alcune protezioni previste dal manuale d’uso, assenza che fu segnalata nel 2013 da un’ispezione tecnica. Il preposto, invece, è accusato di non aver avvertito il datore di lavoro di tale carenza.

A causare la morte, ha confermato in aula il medico legale Carlo Moreschi, fu lo schiacciamento della testa, che provocò il decesso dell’uomo rapidissimamente, anche se non in maniera istantanea. Sul banco dei testimoni sono comparsi anche alcuni compagni di lavoro di Cattarinussi. Stando al loro racconto, non c’era alcun motivo tecnico per cui l’uomo dovesse operare nella parte del macchinario che provocò la morte e che lì, fin dall’installazione, la macchina era priva di grate o dispositivi che impedissero l’accesso al suo interno. La prossima udienza è prevista per la fine di febbraio.

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