Prostituzione, indagato il negoziante in cui scoppiò la bomba dell’antivigilia di Natale

Si tratta di un filone dell’indagine partita 5 anni fa per far luce sui fatti del 1998
Redazione
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L’antivigilia di Natale del 1998 la bomba scoppiò davanti al suo negozio di telefonia, in viale Ungheria, a Udine, causando la morte di 3 poliziotti e ferendo lui e un altro agente. Ieri Paolo Albertini, 58enne residente nell’hinterland del capoluogo friulano, è finito nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione ai danni di una donna di 40 anni.

Tutto nasce dall’indagine avviata nel 2019 dalla Procura di Udine dopo la riapertura del fascicolo sulla strage. L’ipotesi accusatoria è stata corroborata dai risultati di una perquisizione domiciliare, durante la quale è stata trovata una cassetta di sicurezza con dentro oltre 93 mila euro, nascosta in una fioriera in giardino. Secondo gli investigatori si tratta del provento ottenuto con le prestazioni sessuali della sua vittima, che accompagnava personalmente agli appuntamenti a luci rosse, anche fuori regione.

Grazie alla testimonianza di alcuni clienti della escort, gli inquirenti hanno acquisito diversi elementi di prova, oltre che informazioni sulle modalità di contatto, prenotazione e pagamento delle prestazioni sessuali.

Proprio lo scorso dicembre era stato arrestato in Kosovo un albanese di 58 anni, considerato il capo del clan radicato a Udine negli anni ’90, specializzato proprio nello sfruttamento della prostituzione, oltre che di favoreggiamento dell’immigrazione illegale. La Procura di Udine iniziò ad indagare sul sodalizio 26 anni fa, dopo la strage dell’antivigilia di Natale.

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