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Pugile triestino sul ring con i tatuaggi nazisti: sconfitto da italo-marocchino

La Federazione Pugilistica Italiana scarica l'atleta e minaccia sanzioni: "Comportamento in palese contrasto con le norme sancite". Titolo Superpiuma a Hassan Nourdine.

Trieste al centro della cronaca nazionale per l'incontro di pugilato che si è tenuto ieri al Palachiarbola e che ha aggiudicato cintura e titolo nazionale dei pesi Superpiuma all'italo marocchino detto anche 'El Tiburon', alias Hassan Nourdine, 34enne nato a Tazzarine in Marocco, ma residente ad Asti. A catturare l'attenzione, però, non è stata la vittoria aggiudicata ai punti del nuovo campione italiano, quanto il torace dello sfidante, il 28enne triestino Michele Broili. Il pugile di casa, infatti, si è presentato all'incontro sfoggiando petto, pancia a braccia letteralmente ricoperte da tatuaggi con simboli e richiami al nazismo e alla superiorità della razza (l'88, il totenkopf, il simbolo delle SS ... ) Un fatto già segnalato in passato, ma che ieri ha visto la Federazione Pugilato Italiano prendere una volta per tutte le distanze.

Il comunicato della Federazione Pugilistica Italiana

La Federazione Pugilistica Italiana, venuta a conoscenza e preso atto della situazione emersa nel corso dell’incontro di Pugilato disputatosi in data 18.09.2021 a Trieste tra i Pugili Michele Broili e Hassan Nurdine, valevole per il titolo italiano dei pesi superpiuma, vuole chiarire immediatamente la propria posizione e renderla pubblica. Durante l’incontro si sono notati alcuni tatuaggi sul corpo del Pugile Broili inneggianti al nazismo e, come tali, costituenti un comportamento inaccettabile e stigmatizzato da sempre dalla Federazione Pugilistica Italiana, la quale è costantemente schierata contro ogni forma di violenza, discriminazione e condotta illecita e/o criminosa. Ovviamente di tale comportamento è esclusivamente responsabile il tesserato che lo ha posto in essere e, semmai, indirettamente ed oggettivamente la Società di appartenenza che lo abbia avallato e/o tollerato. Alcuna responsabilità può e deve essere ascritta alla Federazione Pugilistica Italiana, la quale non può essere a conoscenza delle scelte personali di ogni singolo tesserato sino a quando non ne abbia contezza. La F.P.I. , condanna e stigmatizza con forza e perentoriamente il comportamento del proprio tesserato e si dissocia da ogni riferimento che i tatuaggi offensivi dallo stesso portati evochino. Tale comportamento è in palese contrasto con le norme sancite dal “Codice di Comportamento Sportivo del C.O.N.I. (art.5)” che la F.P.I. recepisce, condividendone spirito e contenuto. Per tali ragioni la F.P.I. si riserva di sottoporre agli Organi di Giustizia Federali tale comportamento affinché ne sia, nelle opportune sedi, valutata la contrarietà rispetto allo Statuto ed ai Regolamenti Fedarli ed vengano adottate le opportune misure sanzionatorie anche a tutela dell’immagine della Federazione Pugilistica Italiana. Riservandosi, altresì, ogni opportuna azione.

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