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Punto Nascita di Latisana, «Nel decreto di autorizzazione tante contraddizioni. Gravi carenze strutturali»

Il documento è arrivato dopo tre mesi. Francesco Martines: «Struttura troppo piccola e che necessita di ristrutturazioni»

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Dopo la richiesta ufficiale di accesso agli atti, il Comune di Palmanova ha ricevuto copia del decreto di autorizzazione e accreditamento del Punto nascita di Latisana, con la relativa documentazione allegata. L’atto della Direzione centrale salute della Regione FVG è datato 30 ottobre 2019 e inviato all’Azienda il giorno successivo.

Un documento che arriva, finalmente, dopo tre richieste ufficiali di accesso agli atti e dopo oltre 3 mesi dalla frettolosa riapertura del Punto Nascita di Latisana. Ad una prima lettura si capisce come mai ci abbiano messo tanto tempo per produrre un documento che farà sicuramente discutere. Un atto pieno di contraddizioni che conferma come si sia scelto di riattivare un punto nascita solo per pagare una “cambiale politica” nonostante le gravi carenze strutturali che lo stesso documento attesta” commenta il Sindaco di Palmanova Francesco Martines.

“Già emergeva dalle parole degli operatori, costretti ad andare a lavorare a Latisana. Ora lo confermano anche le schede redatte per l’accreditamento: la struttura dedicata è troppo piccola, non ci sono le dimensioni idonee per molti locali, altri sono da trasferire completamente (non si sa dove) e sono necessarie impattanti ristrutturazioni. Queste sono solo alcune delle criticità individuate a cui si prevede di dare una soluzione anche entro il 2027, aggiunge il Sindaco.

Che continua:

“Facciamo solo alcuni esempi, nei quali l’autocerificazione dell’Azienda Sanitaria viene clamorasamente smentita dalla commissione esaminatrice. Le stanze di due e tre posti hanno una superficie per posto letto inferiore a quando previsto dal requisito” di legge. In quelle dedicate all’interruzione volontaria di gravidanza “non vi è una separazione strutturale tra le stanze di degenza” pre e post partum. “Ci sono ampie zone di lavoro cieche (area semintesiva del neonato patologico, ambulatori, sale refertazione)”, senza areazione e luce naturale e che non soddisfano le normative sull’igiene dei luoghi di lavoro. Come pensano di superare queste non conformità? Demolendo e ricostruendo intere pareti, con il reparto attivo, oppure realizzando ex novo costose nuove strutture? Altre voci rilevano altre importanti criticità. Nell’isola neonatale la limitata dimensione e la presenza di una porta rendono difficoltosa l’attività rianimatoria a tal punto da costringere il posizionamento del secondo lettino (obbligatorio) nella sala operatoria per cesarei presente nel blocco operatorio adiacente. Nel documento di autovalutazione l’Azienda dichiara che le porte di accesso alle camere degenza e bagni assistiti non sono conformi alle dimensioni e non consentano un agevole accesso delle barelle e letto mobili, prevedendo l’adeguamento solo nel 2024. Poi questa non conformità sparisce dal documento finale. Cosa è cambiato nel giro di meno di mese? Nella planimetria ufficiale, allegata alla documentazione, la superfice delle sale parto-travaglio appare minore rispetto a quella rilevata nel documento di accreditamento/autorizzazione e a quella prevista per legge di almeno 30 mq, ideale per consentire la deambulazione della partoriente, l’utilizzo della necessaria strumentazione e l’accesso dell’accompagnatore. Ci sono poi carenze strutturali cui anche solo il buon senso dovrebbe comprenderne le difficoltà che possono creare alle mamme e agli operatori. Il blocco parto-travaglio dovrebbe essere collocato in prossimità della degenza ostetrica con percorsi preferenziali. In questo caso le due unità sono molto distanti: un paziente per andare dalla degenza al blocco parto deve fare oltre 100 metri, superare 7 porte ma, soprattutto, prendere un ascensore perché posizionati su due piani diversi”.

Conclude il Sindaco Martines: “L’Assessore regionale Riccardo Riccardi aveva confermato che questa era la migliore struttura per diventare il punto nascita d’eccellenza per la Bassa Friulana. Invece mostra tante deficienze strutturali che, per essere sistemate, richiederebbero di chiuderlo o di limitarne l’operatività per un lungo tempo. Un periodo che nasconde, penso con cognizione di causa, l’intenzione della politica di chiudere anche Latisana nell’arco di uno o due anni. Se nel frattempo non dovessero esserci interventi di controllo da parte di entità terze, intanto si tira a campare con condizioni di lavoro non adeguate e condizioni per le utenti non in linea con gli standard richiesti e con potenziali rischi per la sicurezza di lavoratori e utenti”.

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