Riforma Cartabia, “si corre il rischio di allungare i processi”

Parla il procuratore di Udine Lia
Hubert Londero

“Nella riforma Cartabia, pensata per abbreviare i processi, ci sono norme che rischiano di ottenere l’effetto opposto e di allungarne la durata”.  A dirlo è il procuratore di Udine Massimo Lia, che ad alcuni giorni dall’entrata in vigore, ha rilevato alcune criticità della riforma della giustizia penale.

“Alcune aspetti sono positivi – dice Lia – ma prevalgono quelli negativi. A partire dalla funzionalità degli uffici, aggravati da nuovi adempimenti procedurali, e dall’abbandono della tutela della legalità per i piccoli reati, che può creare un ulteriore allarme sociale. Non è stata prevista – continua – la procedibilità d’ufficio per i reati come il danneggiamento, il furto o le lesioni aggravati dal metodo mafioso, cosa che non riguarda da vicino il Friuli, ma altre zone del Paese”.

Per quanto riguarda l’appesantimento dell’attività, Lia porta l’esempio dell’obbligo per le Procure di inviare settimanalmente al procuratore generale report su alcune categorie di fascicoli, Il mancato adeguamento dei sistemi informatici e i nuovi adempimenti per la polizia giudiziaria entrati in vigore senza la necessaria formazione. Il tutto avendo a disposizione un personale amministrativo risicato.

Ad allungare i tempi dei procedimenti saranno l’udienza predibattimentale per i processi a citazione diretta o il fatto che il giudice di primo grado potrà sospendere la sentenza in attesa di vedere se c’è la possibilità di infliggere pene alternative. “Già oggi – commenta Lia – può passare un anno e mezzo prima di avere la stesura del programma da parte dell’Ufficio per l’esecuzione penale esterna”. “Stiamo annaspando per rendere il meno complicato possibile l’impatto della riforma – sottolinea Lia -. L’impressione è che sia stata studiata astrattamente senza valutare gli effetti pratici su uffici e collettività. Meditando meglio sui contenuti – conclude – si potevano evitare tali criticità”.

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