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Un nodo alla gola l'arrivo al crepuscolo di 30 salme al crematorio di Cervignano

Il dolore di chi ha accolto i feretri. Al calar della sera. L'agghiacciante avvicendarsi dei camion dell'esercito che scaricano le bare. Questo è il Coronavirus: il nemico invisibile

Un nodo alla gola. Trenta feretri, ognuno con la sua etichetta, perché è importante essere organizzati. Altri 30. Le persone morte a Bergamo con Coronavirus. Messe nelle bare. Trasportate con i camion dei militari dell'Esercito nei forni crematori che ancora hanno la possibilità di svolgere questo caritatevole e pio servizio.

Trenta salme. Ancora 30. Sono arrivate questa sera, di sabato 4 aprile 2020, altre trenta, al forno crematorio di Muscoli, nel Comune di Cervignano del Friuli, una cittadina da sempre solidale e vicina a chi ha bisogno. 

Non ci sono parole per esprimere quello che gli addetti dell'impianto crematorio sentono dentro. Un dolore sordo. Che  si cerca soffocare, senza riuscirci. Impossibile non piangere. 

Davanti a persone che hanno perso la vita con il Covid-19, a chilometri di distanza. Portate con i camion militari lontano dalla loro terra. Senza la possibilità di un funerale o di una preghiera di un congiunto vicino. 

È davanti a una bara, di una persona che neanche conosci, che probabilmente ti rendi conto di cosa vuol dire perdere la vita da solo, senza un congiunto che ti possa stringere la mano. Con l'aiuto di un infermiere generoso, sì, ma che non hai mai visto prima; che ti consola, prima che tu possa chiudere gli occhi per sempre.

Questo è il Coronavirus. La distanza. La sofferenza. La paura.

L'impossibilità di fare qualcosa, se non pregare. Tante domande. Tanto timore. L'assoluto bisogno di capire quando finirà tutto.

Ne arriveranno altre in Friuli, di bare, dal resto dell'Italia, in questa terra che ha già tanto sofferto, e che onora, nella riservatezza della sua semplicità, la sacralità della morte. In questa terra generosa, che accoglie nel silenzio. Perché questi morti, potrebbero essere i nostri.

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