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Sconfitta Wartsila, revocata la proceduta di licenziamento dei 450 dipendenti

Accolto il ricorso presentato dai sindacati di categoria che riceveranno in totale 150 mila euro di risarcimento

Il Giudice del lavoro del Tribunale di Trieste, Paolo Ancora, ha accolto il ricorso presentato dai sindacati di categoria in merito al comportamento antisindacale della Wartsila. La procedura di licenziamento dei 451 dipendenti dello stabilimento di San Dorligo è dunque revocata e inoltre il Gruppo viene condannato al pagamento di 50 mila euro a ciascuna delle sigle sindacali a titolo di risarcimento per danno di immagine, al pagamento delle spese legali e di pubblicazione del decreto su alcuni quotidiani nazionali. Il Giudice ha invece dichiarato inammissibile l'intervento della Regione Friuli Venezia Giulia.

"Sono estremamente soddisfatto del fatto che le nostre tesi sono state integralmente accolte dal Giudice di Trieste con un provvedimento rapido e molto ben motivato” ha commentato l’avvocato Vincenzo Martino, che assiste i sindacati nella vicenda giudiziaria. “Speriamo di aver dato un contributo alla soluzione del problema occupazione di Wartsila" ha aggiunto. “La sentenza del tribunale di Trieste – afferma il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti – dimostra che l’approccio di Wartsila era sbagliato, come ripetutamente segnalato all’azienda. Siamo contenti per i lavoratori – aggiunge l’esponente del Governo Draghi - e ci auguriamo di continuare nello spirito di sistema territoriale unitario emerso nell'ultimo incontro al Mise" I rappresentanti sindacali territoriali di Uilm, Fiom Cgil e Fim Cisl esprimono grande soddisfazione per il decreto del giudice e parlano di sentenza importante, che fa giurisprudenza e costituisce un deterrente anche per altre multinazionali.

Quanto all’intervento della Regione, giudicato inammissibile dal giudice del lavoro, l’amministrazione aveva deciso di presentare ricorso perché direttamente coinvolta nella procedura di chiusura dello stabilimento Wartsila, per effetto delle disposizioni della recente legge 234/2021. La normativa impone alle imprese di comunicare direttamente anche alle Regioni interessate all’avvio della cessazione dell’attività. E’ stata la prima volta che una regione è intervenuta direttamente in sede giurisdizionale per difendere la propria linea politica volta contrastare la delocalizzazione produttiva.

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