Un momento commovente a Trieste per la messa con l’arcivescovo in ricordo dei due agenti uccisi/L’OMELIA

E dopo la fiaccolata, affollatissima. Tutti piangono queste due ragazzi
Redazione

Un’omelia importante quella di monsignor Giampaolo Crepaldi, Vescovo Arcivescovo di Trieste, pronunciata in una Beata Vergine del Rosario strapiena, così come all’esterno, in piazza Piccola e nelle vie prossime alla Questura.

Una città, le sue istituzioni, i suoi valori, i sogni infranti di Matteo e Pieluigi.

Un dolore che è ricomparso all’improvviso e che Trieste conosce, la sua storia lo conosce. Una comunità si è stretta per ricordare che Matteo e Pierluigi hanno garantito fino a ieri il bene prezioso di una convivenza giusta. Una folla solidale che si è trattenuta con piacere in strada, con fiaccole e candele che hanno confortato i dubbi dell’oscurità.

La notte sarà lunga, ma di certo la Questura non rimarrà deserta. Domani alle 11 sarà celebrato un rito reliogioso presso la Chiesa greco-ortodossa e sarà un’aaltra occasione per riflettere e consolidare la valenza del sacrificio estremo di Matteo e Pierluigi.

L’omelia

“Signor Sindaco, Signor Questore, distinte Autorità, fratelli e sorelle in Cristo, questa Santa Messa che doveva essere celebrata per la festa patronale della Madonna del Rosario, viene ora ad essere una Messa di suffragio per gli agenti di polizia Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, uccisi ieri, qui vicino, nella sede della Questura della nostra Città, mentre, con impegno e responsabilità, stavano svolgendo il loro dovere di garantire il bene prezioso di una convivenza ordinata e giusta.

Una Messa che, tramite la nostra preghiera, vuole e deve essere un atto di affidamento al Padre celeste di Matteo e di Pierluigi, ai quali è stata tolta la vita da un’insensata follia omicida, che ha lasciato tutti increduli e sbigottiti.

E il dolore, che questa Città di Trieste conosce da sempre per averlo provato tante volte lungo la sua storia, è ricomparso, acuto e lancinante, a pesare sul cuore di tutti, per la perdita di due giovani promettenti ai quali è stato rovinosamente rubato il futuro. 

È soprattutto il dolore dei familiari, qui presenti a questa celebrazione, che con questi figli amatissimi e cari avevano coltivato sogni e speranze; è il dolore del Sig. Questore e di tutti i colleghi di Matteo e Pierluigi che con loro avevano condiviso progetti, fatiche e paure; è il dolore di tutta la Città di Trieste che si ritrova ributtata dentro un quadro di orrore che pensava definitivamente collocato alle sue spalle; è il dolore della Chiesa di Trieste che chiede al suo Signore di salvarci e di liberarci dal male.

A questo nostro dolore, carico di domande e povero di risposte, voglio aggiungere il dolore di Dio, quel Dio che, per amore nostro, fu ucciso, in un susseguirsi vorticoso di vessazioni durissime, su di una croce. È il dolore del Dio Crocifisso, è il dolore dell’Amore, è il dolore di chi ha dato tutto se stesso fino al dono della vita.

Al dono della sua vita uniamo il dono della vita di Matteo e Pierluigi, al suo dolore uniamo il nostro dolore. Alla fine, fratelli e sorelle, sarà il dolore di Dio la fonte di ogni nostra vera consolazione; sarà il suo dolore unito al nostro la forza che ci permetterà di vincere ogni disperazione; sarà il Crocifisso che porterà pace nei nostri cuori feriti e in rivolta, consentendoci di andare avanti, perché il Dio Crocifisso è Risorto ed ha vinto il male e la morte.

Matteo e Pierluigi, con il sacrificio della loro vita, sono già con il Risorto e dal cielo ci stanno aiutando. A Maria, la Madre che era ai piedi della Croce del Figlio, chiediamo di restare con noi in questa ora di buio e di turbamento e di condurci, con materna tenerezza, verso la luce”.

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