La truffa dell’acqua, la Procura europea non l’ha bevuta

Anziché dissetare, prosciugava i fondi messi a disposizione dalla Comunità europea. Un milione e mezzo di euro di contributi europei per un macchinario che prometteva di purificare l'acqua attraverso l'energia solare
Davide Vicedomini
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Promettevano di purificare l’acqua grave a un macchinario di ultime generazione termodinamico. E per ottenere i contributi necessari al progetto avevano presentato certificazioni timbrati da un laboratorio. Peccato che il dispositivo all’arrivo delle fiamme gialle non funzionasse; che l’acqua presentata agli enti preposti ad erogare aiuti finanziari fosse in verità minerale; e che il laboratorio non sapesse nulla dei documenti. Si può proprio dire: l’avevano data a bere a tutti, almeno secondo l’accusa che parla di potesi di truffa aggravata ai danni dell’Unione europea.

Per quel dispositivo Europa e regione Friuli Venezia Giulia per quel dispositivo avevano versato più di un milione e mezzo di euro tramite il programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione “HORIZON 2020” e della programmazione POR FESR 2014-2020

L’operazione chiamata “WATER DIVINER” è iniziata nel 2020 contemporaneamente alle inchieste portate avanti anche da alcuni trasmissioni televisive nazionali. A far scattare l’indagine la segnalazione di alcuni cittadini incuriositi da quel macchinario rinchiuso in un capannone di San Giorgio di Nogaro. Gli interrogatori poi ai dipendenti ha portato alla scoperta di due società, una italiana e una spagnola. Tre le persone indagate

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