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ZML Industries di Maniago: ridimensionamento, ma preservati oltre 500 posti di lavoro

Positiva conclusione della vertenza. Accordo con i sindacati in II Commissione

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Scongiurato il pericolo più grande grazie al raggiungimento di una soluzione condivisa sul piano occupazionale (60 unità eccedenti invece delle 89 iniziali) e dopo aver saputo dalla proprietà quali siano gli investimenti che intende fare (per un totale di 16,5 milioni di euro), ora si deve guardare alle prospettive future e vigilare su di esse.

È risuonata così l'audizione che Chiara Da Giau (Pd) in primis, ma poi avallata da altri consiglieri, aveva chiesto fosse organizzata dal presidente della II Commissione consiliare, Alberto Budai (Lega), per parlare della situazione di ZML Industries di Maniago, già Zanussi Metallurgica e dal 2006 controllata al 100% dal gruppo siderurgico Cividale, società della famiglia Valduga.

Collegati in videoconferenza, gli assessori alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, e al Lavoro, Alessia Rosolen, per la Regione; i rappresentanti sindacali pordenonesi di Cgil, Cisl e Uil per i lavoratori; Patrizia Valduga per prendere la parola a nome del Gruppo aziendale; i sindaci del Maniaghese per le comunità del territorio.

"La preoccupazione era nata all'inizio dell'anno dall'interruzione che c'era stata nelle trattative tra proprietà e rappresentanti dei lavoratori - ha spiegato la consigliera - e sebbene ora si sia trovato un accordo per il contingente, l'audizione è per parlare delle intenzioni aziendali di più di ampio respiro senza dimenticare l'aspetto delicato della tutela ambientale".

Dall'azienda numeri e tempi del nuovo piano per i circa 500 dipendenti dello stabilimento maniaghese, dopo la premessa che nel corso dei 12 incontri succedutisi tra la direzione aziendale e i sindacati a partire da gennaio 2021, si è evidenziata la riduzione dei volumi prodotti in tutte le tre divisioni (ghisa, alluminio e ghisa) e la conseguente flessione di fatturato. Sono emerse in particolare l'eccesso di capacità produttiva e la limitazione tecnologica degli impianti, due aspetti che hanno fatto capire l'urgenza di un aggiornamento del sistema produttivo, impiantistico e tecnologico.

L'aggravamento della situazione economica accelerato dalla pandemia ha reso inevitabile allestire un piano che preveda una ristrutturazione complessiva delle attività nelle tre divisioni, nonché dei sevizi comuni; il piano si svilupperà a partire da luglio prossimo e si realizzerà attraverso un investimento impiantistico e tecnologico.

Per la divisione ghisa ci sarà la dismissione dell'attuale sistema fusorio, che sarà sostituito con 4 forni elettrici a induzione più performanti dal punto di vista tecnologico, e meno impattanti nell'ambiente per la riduzione delle emissioni di Co2 (investimento per circa 11.150.000 euro); per la divisione alluminio si parla di installare un nuovo impianto di pressofusione da 1.300 tonnellate, ad alta flessibilità e l'introduzione di nuovi sistemi di automazione in alcuni impianti di controllo qualità (2.450.000 euro); per la divisione rame acquisto di un nuovo impianto di trafilatura (2.350.000 euro); per le aree comuni e di servizio, il sistema informatico sarà sostituito per consentire la digitalizzazione delle informazioni (1.000.000 euro).

Il nostro obiettivo finale non è limitare la forza lavoro - ha affermato Patrizia Valduga - ma certamente questo implica anche che deve esserci un aumento dei carichi di lavoro.

L'accordo del 15 aprile scorso tra sindacati e azienda ha, inoltre, previsto che si farà ricorso prima alla Cassa integrazione guadagni (Cig) per gli effetti della Covid-19 fino ad esaurimento della stessa, poi alla Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per una riorganizzazione che si concluderà alla fine del 2022. Tutti i lavoratori in Cigs ruoteranno in relazione alle esigenze tecnico-produttive, organizzative e gestionali. ZML Industries si è già resa disponibile, per favorire la rotazione e la ricollocazione interna, a programmare attività di formazione e addestramento dei lavoratori.

La Regione - si è appreso dalle parole di Bini e della Rosolen - ha seguito la vicenda della realtà maniaghese con contatti con la proprietà, vigilando sui tempi degli ammortizzatori sociali e mettendosi a disposizione per l'attivazione delle politiche attive del lavoro, dalla nuova formazione al ricollocamento.

Dal sindaco di Maniago, Andrea Carli, è poi stata espressa la speranza che il piano industriale venga approfondito anche con l'amministrazione comunale e con il consorzio per il Nucleo di industrializzazione della provincia di Pordenone - Consorzio Nip, per valutare le possibili interazioni con le altre realtà produttive e formative del Maniaghese. Limitata la preoccupazione per l'aspetto occupazionale, resta quella legata alla tutela ambientale dopo che gli impianti hanno dimostrato di aver accumulato negli anni un ritardo tecnologico.

Da parte dei rappresentanti sindacali, pur soddisfatti dell'esito di un confronto che hanno definito tutti come sofferto ma per fortuna raggiunto, l'evidenza della necessità non solo di mantenere il livello occupazionale ma anche garantire il rilancio dell'occupazione stessa, dunque avviare lavorazioni meccaniche, creare nuovi prodotti e svecchiare gli esistenti, puntare nel breve a tornare ai tre turni e non due. Perché se la proprietà pensa di risolvere tutta la situazione solo con la riduzione del personale, chiaramente non li troverà d'accordo.

Da Emanuele Zanon, consigliere di Regione futura, l'auspicio che il piano di ristrutturazione sia punto di partenza per prospettive aziendali future e una riflessione sul fatto che l'innovazione tecnologica è senza dubbio auspicabile, ma nuove tecnologie significano anche riduzione di posti di lavoro e necessità di maggiore specializzazione degli occupati; si dovrà pensare a un nuovo incontro per capire l'andamento dell'applicazione del piano. Sergio Bolzonello (Pd) ha, poi, detto dell'importanza di fare infrastrutturazioni e Alfonso Singh (Lega) ha espresso il suo plauso per la posizione assunta da Gruppo Cividale.

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